La fine della seconda guerra mondiale non segnò soltanto la liberazione dal nazifascismo, ma anche la fine di un sistema culturale di propaganda autocelebrativa che peraltro presentava, pur nell'evidente distanza politica, evidenti analogie stilistiche e estetiche con le direttrici dell'arte e dell'architettura stalinista. E se l'ideologia capitalista sostenuta dal way of life degli Stati Uniti divenne il modello a cui universalmente adeguarsi, come efficacemente sostenuto dal recente volume di Victoria De Grazia L'impero irresistibile, dedicato alla conquista del mondo da parte della società dei consumi americana, proprio nell'ambito architettonico, che nella Germania di Hitler e in quella di Stalin aveva visto il sorgere di monumentali edifici e piani urbanistici di matrice neoclassica, si vennero definitivamente affermando le ragioni progettuali del funzionalismo, emblematicamente incarnato dalle celebri realizzazioni di Le Corbusier. (...)
Questa complessa e avvincente storia delle diverse esperienze di architettura alternativa promosse dai vari esponenti del movimento di Guy Debord, preconizzatore dei disastri e delle forme di restrizione imposti dalla "società dello spettacolo" - titolo di un suo celebre testo del 1967 - è adesso narrato con un'esemplare precisione documentaria e con altrettanta spigliatezza narrativa da un giovane studioso genovese, Leonardo Lippolis, nel volume La nuova Babilonia. Il progetto architettonico di una civiltà situazionista, pubblicato da Costa & Nolan. (...)