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  POINT Z.E.R.O. , Le periferie del mondo  

Le periferie del mondo

 

Le «città ombra», l'altra faccia delle megalopoli: parla Robert Neuwirth

Testata:
Avvenire
 
Data:
05-06-2007
 
Autore:
Paolo Lambruschi
 
 
Nel 1902 Jack London visse alcuni mesi nell'East end, il quartiere più povero di Londra. Da quell'esperienza nacque un memorabile reportage, «Il popolo degli abissi», che denunciava le infime condizioni di vita degli abitanti degli slums. Poco più di un secolo più tardi un altro reporter americano si è calato nelle più grandi baraccopoli del pianeta per descriverne la vita quotidiana e le storie degli abitanti. Robert Neuwirth, collaboratore del New York Times e di importanti giornali americani ha abitato in affitto in case illegali nelle favelas, spesso unico occidentale nei paraggi. Dice di non avere rischiato molto, perché alla fine i ghetti sono più sicuri delle aree residenziali. E ha imparato con sorpresa che in queste zone non esiste solo degrado, anzi.
La vita illegale e provvisoria in una casa abusiva su un terreno occupato in una periferia rischia di essere il destino di una fetta crescente dell'umanità, almeno al Sud. La tendenza è chiara. Nel mondo globalizzato agli inizi del XXI secolo, un terrestre su sei vive in una bidonville. Nel 2050 il 75% degli abitanti della terra abiterà in una megalopoli.
Neuwirth ha messo a fuoco quattro tra le maggiori shantytown del pianeta: la più nota, Rocinha, a Rio de Janeiro. E poi Kibera, a Nairobi, in Kenya. E le baraccopoli di Mumbai, in India e Sultanbeyli, appena fuori Istanbul. E le ha descritte in Città ombra, viaggio nelle periferie del mondo, libro-inchiesta appena pubblicato in Italia da Fusi orari, (pagine 284, euro 15,00).
«Quando ho cominciato la mia inchiesta nel 1996, 600 milioni di persone vivevano negli slums: un abitante del pianeta su dieci. Quando l'ho finita, nel 2005, gli squatters erano arrivati a un miliardo, un terrestre su sei. Gli abusivi sono oggi i primi edificatori di abitazioni al mondo. Sono i costruttori del futuro globale. Insomma, questa è una delle più grandi storie del nostro tempo, ma nessuno ne parla».
Signor Neuwirth, perché qu esta massa di persone si sta spostando dalla campagna alla città?
«Il viaggio verso la realtà cittadina è in atto da almeno trent'anni perché quel che era vero nell'antica Roma vale anche oggi: le città sono i motori dell'opportunità economica. Non importa quanto umile sia il lavoro, la gente riesce a guadagnarsi da vivere nelle metropoli, in campagna no. È colpa loro se il mercato dell'abitazione è chiuso, se né governo né costruttori sono interessati a costruire a prezzi abbordabili? Così sono costretti a costruirsi da soli gli alloggi e a viverci in condizioni di degrado finché hanno il capitale necessario a migliorare le case». (...)
Che prospettive ha questo miliardo di abitanti degli slums?
«Dipende. Se il mondo si accorge di questo popolo, queste aree si svilupperanno integrandosi nelle città. Ma se si continuerà a demolirle, allora il futuro è incerto e i nuovi arrivi urbani dovranno spostarsi in luoghi ancor più periferici e degradati. Dobbiamo capire che potenzialmente gli abusivi sono una forza trainante di sviluppo».

 
 
 

 

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