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  Unesco, siti cristiani a rischio  

Unesco, siti cristiani a rischio

 

Un dossier lancia l'allarme

Testata:
Avvenire
 
Data:
05-06-2007
 
Autore:
Aristide Malnati
 
 
Drastici sono i toni del peraltro consueto grido d'allarme lanciato dall'Unesco di Parigi sullo stato del patrimonio archeologico e artistico del pianeta. Si viene a sapere che la situazione dei monumenti non è meno drammatica di quella dei grandi habitat naturali; e che essi sono sacrificati alle spietate logiche economiche del turismo, della produzione industriale, dell'estrazione di materie prime e, non ultimo, ai lucrosi proventi dell'archeologia-spettacolo, fonte di business per chi la pratica, ma causa costante di logorio e sfruttamento di vestigia millenarie.
E' questa una denuncia tanto più coraggiosa, se si tiene conto che proprio coloro che intendono la scoperta archeologica come veicolo di propaganda e guadagno, utilizzando a tal scopo tecniche raffinate di pubblicità e scenografie hollywoodiane, sono poi, incuranti della contraddizione che esprimono, i principali sostenitori di una ricerca scientificamente rigorosa e degli organi, che possono metterla in atto (ad iniziare dallo stesso Unesco); e che certi Paesi - come l'Egitto - esigono scavi e restauri impeccabili ma poi promuovono lo sfruttamento mediatico dei propri monumenti per meri fini turistici (o - ancora peggio - per facilitare carriere e guadagni di singoli).
(...)
Il dossier dedica un'ampia attenzione ai monumenti religiosi: gli studiosi in seno all'Unesco hanno rilevato come in troppe nazioni con una marcata maggioranza religiosa vengano trascurati i simboli e gli edifici di altre confessioni; e come simili Paesi siano quasi esclusivamente quelli a maggioranza islamica: in essi monasteri e chiese cristiane, sinagoghe e templi di fedi orientali beneficiano di un'attenzione più ridotta e di un restauro meno accurato.
E' questa una lista lunga, che inizia proprio dall'Egitto, dove pure una recente legge dovrebbe agevolare la salvaguardia di edifici cristiani ed ebraici; di fatto le lungaggini burocratiche, imposte volontariamente dalle amministrazioni locali, tutte islamiche, rallentano e minano lo stato dei monumenti non legati alla religione del Corano: la chiesa "sospesa" (muhallaqa), nel cuore del Cairo copto, e la attigua sinagoga di Ben Ezra (la genizah cairota) stanno deteriorandosi tra l'incuria delle autorità archeologiche; così come insufficienti appaiono le misure adottate dalla Sovrintendenza di Alessandria per sottrarre il vicino monastero di San Menas (una Lourdes dell'Egitto protocristiano) dall'azione deleteria ed inesorabile della falda acquifera. Non migliore è la situazione in Nubia, regione tra l'Egitto e il Sudan a maggioranza cristiana prima dell'arrivo dell'islam nel VII secolo (era l'antica Makuria, direttamente discendente dai re kushiti prima ellenizzati e poi cristianizzati): qui da menzionare la basilica di Qasr Ibrim e il monastero di San Simeone, giacenti sulle rive del lago Nasser in uno stato di abbandono.
(...)
 
 
 

 

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