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Il principe architetto

 

Incontro con il grande creatore inglese

Testata:
L'espresso
 
Data:
08-06-2007
 
Autore:
Leonardo Clausi
 
 
Ha firmato edifici che incarnano l'immaginario contemporaneo. Ha vinto tutti i premi possibili, ultimi dei quali il Leone d'Oro alla carriera alla Biennale di Architettura di Venezia e lo Stirling Prize l'anno scorso e proprio ora il Pritzker, sorta di Nobel per l'architettura. Ha lavorato in passato con altri due astri come Norman Foster e Renzo Piano. È il consulente urbanistico del sindaco di Londra Ken Livingstone: questo (e molto altro) fanno di Richard Rogers, classe 1933, uno dei massimi architetti viventi. Fiorentino di nascita, Baron Rogers of Riverside (è stato insignito del titolo nel 1981) è un uomo elegante e appagato, un autentico 'charmer' capace di risate gaie e contagiose. Ma è anche un artista dal preciso rigore etico, che gestisce il suo Rogers Stirk Harbour + Partners in modo semicomunitario, quasi a ricalcare le orme dei riformatori illuministi del Settecento. 'L'espresso' lo incontra nel suo studio ad Hammersmith, un luogo in cui sobrietà, luce ed eleganza giocano sulle sponde del Tamigi, in compagnia di uno dei suoi più giovani associati, il romano Davide Costa.
Richard, congratulazioni per questa sequela di onori: Pritzker, Stirling, Venezia. Ma non arrivano un po' tardi?
"Ci sono abituato: da bambino mi dicevano sempre che ero in ritardo... ma se ricevi un premio non ti preoccupi del quando, ma del fatto che l'hai ricevuto. E che è tuo e di tutti quelli che lavorano con te: clienti, ingegneri, tutto il tuo team e tutte le persone coinvolte".
Lo studio ha commesse in tutto il mondo e svariate in Italia. Quali sono?
"A Mantova lavoriamo a un nuovo stadio di calcio e a una piazza pubblica nei dintorni di Palazzo Te. A Verona, nell'area delle ex-Officine Adige: un'area mista residenziale. Poi c'è Firenze: un altro travagliato progetto per un centro civico a Scandicci che sembra finalmente sul punto di realizzarsi. E Roma, alla Magliana: un polo urbano presso il comprensorio ex-Alitalia. Ci sarebbero poi due stazioni della metropolitana di Napoli, un progetto a cui partecipiamo con svariati architetti internazionali e che è visibile in Global Cities, la mostra della Biennale di Venezia dell'anno scorso e che ora sta aprendo alla Tate Modern. Molti progetti, ma pochi cantieri. L'Italia è il paese più bello del mondo, ma quando poi si tratta di realizzare tutto diventa un problema. Si capisce perché l'architettura contemporanea è in crisi, e perché tutti gli architetti sono andati all'estero. C'è una perdurante crisi politica: e l'architettura è politica".
(...)
 
 
 

 

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