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Napoli città teatro

 

Una raccolta pubblicata dall'Electa ci mostra le rappresentazioni urbane nel «secolo della meraviglia»

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
09-06-2007
 
Autore:
Monica Mattioli
 
 
È stato appena pubblicato dall'Electa ( e sarà presentato lunedì) il volume Piante e vedute di Napoli dal 1600 al 1699 di Ermanno Bellucci e Vladimiro Valerio; con contributi di Giancarlo Alisio, Piero Falchetta, Catherine Hofmann, Günter Schilder, Peter Van der Krogt. Le mappe, avvertiva Valerio nell'Atlante del Regno di Napoli, «sono organismi viventi... Quello che noi vediamo, appiattito su un foglio ingiallito dal tempo... è la sedimentazione di un lungo percorso di costruzione e di decostruzione del quale noi percepiamo solo l'ultimo stadio». Le immagini catturano subito l'occhio; l'intelletto, dopo, cerca di capire, ricostruire, analizzare. Lavoro che le schede del volume, descrittive, discorsive e dettagliate, rendono semplice e gradevole, senza imbrigliare la fantasia: e anzi ampliandone i confini.
Il 1600, secolo della «maraviglia», è il secolo della fede religiosa riformata e rinnovata, ma anche della fede nella ragione, nel sapere, nell'ordine divino e in una natura che ha un volto umano. Il grand siècle è il secolo della matematica e della fisica, della teatralità e dell'illusione. (...)
Il destino della Napoli seicentesca è fortemente condizionato dalla decadenza dell'impero spagnolo. La crescita economica ed urbanistica del XVI secolo è seguita dalla crisi. (...)
Nella prefazione al volume, che avrebbe dovuto essere scritta da Giancarlo Alisio, gli autori si soffermano sulla festa barocca che, importata da Roma da Don Gaspar de Haro y Guzman, marchese del Carpio, segna la rinascita di Napoli. Luca Giordano, Domenico Antonio Vaccaro, Arcangelo Guglielmelli e gli altri che da Napoli non si erano mossi, si confrontano con architetti, ingegneri, scenografi, scultori e pittori giunti da fuori. (...)
La veduta più studiata della cartografia seicentesca è la Fidelissimae urbis neapolitanae , il cui impianto è costituito da «un'ardita prospettiva curvilinea deformata a seconda dell'importanza dei luoghi». (...)
 
 
 

 

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