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  POINT Z.E.R.O. , La borghesia ottenebrata dal laurismo  

La borghesia ottenebrata dal laurismo

 

La lettera

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
09-06-2007
 
Autore:
Nicola Pagliara
 
 
Caro direttore, molti - probabilmente convinti che architetto significhi anche urbanista, sociologo e politico - spesso mi rivolgono una domanda.
La domanda è: quale futuro ha questa città? E, se ha un futuro, di che tipo è e a quale modello si può riferire? Sulle cose che si possono constatare, più che previsioni si possono azzardare analisi sul perché e cosa siano stati gli avvenimenti che almeno negli ultimi cinquant'anni, hanno portato all'abbandono di una seria ricerca in architettura, non basata sugli effetti della «forma», ma su cosa doveva e potevano essere le conseguenze sull'immagine colta della città. Sembra incredibile, eppure tutto è cominciato nel dopoguerra, proprio mentre in buona parte del nostro paese la ricerca aveva riscoperto nuova linfa ed enormi potenzialità espressive in quella tradizione che aveva radici profonde, sia nel rinato spirito marxiano e sia nella cultura contadina.
Nella nostra città e nella sua provincia, dai primi anni Cinquanta, l'immagine dell'architettura fu quasi interamente assorbita da due fenomeni particolarmente vistosi: la grande speculazione edilizia e lo scempio della città, e in parallelo un fenomeno che potremo definire come «la cultura del laurismo», cioè una sorta di fenomenologia del banale e del cattivo gusto, che dilagò in quell'ambito di nuovi ricchi, privi di tradizione e privi di ogni riferimento culturale. Questo aspetto invase case (sulla collina della nuova Posillipo), villini in luoghi di delizie, circoli esclusivi, sale da spettacolo o da ristoro. Diciamo la verità: il « laurismo » non ha mai esaurito i suoi effetti di abbandono della città dal resto dello sviluppo della cultura in Italia e all'estero, costituendo un elemento di isolamento delle coscienze, sempre più distaccate dalla più seria tradizione culturale e dai fondamenti dell'eredità degli anni '50. Ne è nata una strana forma di amnesia che, come tutte le forme di isolamento intellettuale, ha costruito una vuota invenzione di presunzione, come se nell'alta borghesia non fosse necessario nessun tipo di aggiornamento per eccesso di superiorità. Per il resto della popolazione bastano le briciole o i rimandi a forme non partecipative e ampiamente consumate di altri ambiti della civiltà. L'architettura, per voler fortemente restare nel nostro tempo, ha letteralmente smarrito ogni fondamento che in qualche modo le facesse realizzare una continuità con le regole del suo passato, e le facesse sviluppare una vera coscienza disciplinare, rimettendo sui binari storici lo sviluppo del nostro futuro.
(...)
 
 
 

 

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