Pensa che essere architetto non significhi 'doversi distinguere a tutti i costi' e preferisce adoperarsi per 'costruire buoni edifici e non immagini di edifici'. Paolo Caputo, 57 anni, non trova niente che lo accomuni allo stereotipo, a suo avviso poco realistico, dell'architetto tutto 'genio e sregolatezza'. Lui, comunque, fa parte di un'altra categoria. 'L'architettura nasce da un'idea creativa', chiosa, 'ma questa diventa interessante nel momento in cui si incrocia con la realtà. Non è un compromesso combinare idee e pragmatismo, tutt'altro. Sono gli aspetti tecnologici e soprattutto socio-ambientali a rendere l'architettura significante'.
Progetta in uno studio, popolato da una cinquantina di collaboratori, a due passi dal verde del parco Sempione, in un angolo di Milano, tra il Castello Sforzesco e Chinatown, che racchiude in sé tutte le caratteristiche vecchie e nuove della città. Pavimenti in parquet e muri bianchi: uno spazio austero, un po' freddo e molto silenzioso. Non nascondiamo al padrone di casa che ci aspettavamo qualcosa di diverso: pareti dai colori caldi, ampi e comodi divani, oggetti e fotografie personali, un via vai continuo di persone. 'E perché mai?', ci domanda Caputo. 'Uno studio d'architettura è come una sala operatoria, tutto deve essere affrontato con scientificità, non ci possiamo permettere errori, né di disperdere tempo e risorse'.
Caputo è pacato quando parla (lo è molto di meno quando lavora, assicurano sorridendo dal suo staff), uno dei suoi principi nel lavoro è che occorrono passione, perseveranza e ricerca del piacere. 'Noi affrontiamo temi complessi, che hanno rilevanza per la collettività. Non siamo interessati all'architettura intesa esclusivamente come spettacolo'.
Al suo attivo può vantare fior di progetti in corso in Italia e nel mondo: solo a Milano insieme allo studio Cobb si è aggiudicato il concorso internazionale per la realizzazione della nuove sede della Regione Lombardia. E anche la grande operazione promossa da Risanamento, Milano-Santa Giulia, porta la firma, oltre che di sir Norman Foster, anche della Caputo partnership, il suo studio. (...)