«Prima di tutto, quel che abbiamo chiamato acqua, nel congelarsi, diviene pietra e terra e se invece evapora diventa vento e aria... e l'aria rapprendendosi ridiventa nuvola e acqua piovana, e dall'acqua di nuovo si formano terra e pietre; e così in circolo...». Agli albori del pensiero sistematico, ancora ai confini col mito, così il Timeo di Platone (capitolo XVIII) descriveva il generoso respiro della biosfera, il ciclo dell'acqua che accompagna la logica del vivente.
Da qualche decennio sappiamo che la capacità, intrinseca al ciclo naturale, di assorbire e rimettere in gioco gli elementi, è sfidata dalla superiore velocità di consumo messa in campo dal ciclo industriale. Questa superiore velocità nel produrre lavoro trasformando in scorie la materia, è quanto chiamiamo "inquinamento". Un fenomeno ormai universale: non basta più una ramazza per pulire il cortile di casa dai frutti di questo deterioramento, né vi sono aspiratori tanto capienti e potenti da risucchiare le polveri e gli altri inquinanti in sospensione nell'aria. E se già le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme sul pericolo di eccessivo consumo delle risorse idriche, da tempo si sa che i "polmoni" della terra, come la foresta amazzonica, si vanno riducendo.
Ora l'industria si va adeguando a queste nuove condizioni: se il ciclo naturale è troppo lento per assorbire gli inquinanti, sarà il ciclo industriale a ottenere lo scopo. Ed ecco, da qualche anno ormai sono in commercio cementi, pitture e malte che ripuliscono l'aria dagli ossidi di zolfo, di carbonio, di azoto, dalle particelle sottili (le cosiddette Pm 10 o Pm 2,5), dalle polveri e particelle organiche e inorganiche che i sistemi di automozione e di riscaldamento, oltre ai molteplici processi industriali, scaricano nell'aria. (...)
È un brevetto italiano, di Italcementi, si chiama TX active: si tratta di un derivato del titanio, elemento chimico scoperto verso la fine del '700 e da tempo usato in diversi campi, per esempio in chirurgia (per la confezione di protesi) in virtù del fatto che non si altera nel tempo e, in relazione al suo peso, è molto resistente - come del resto spiega il nome stesso che gli è stato attribuito. Il titanio "lega" facilmente con l'azoto, il carbonio, l'idrogeno e l'ossigeno. Sfruttando queste sue proprietà, è usato per attivare la "fotocatalisi", cioè per accelerare, in presenza di luce, l'ossidazione delle sostanze organiche e inorganiche presenti nell'atmosfera. In pratica, una superficie trattata con pitture al biossido di titanio conserva inalterato il suo colore: anziché depositarvisi, gli inquinanti si decompongono. Per dirla con un termina in voga, sono "riciclati". (...)