Chissà se un giorno, non troppo lontano, gli archeologi, scavando o immergendosi nei mari, trovassero i resti di San Francisco, Città del Messico o Napoli?
Un'ipotesi non troppo remota, affermano gli studiosi, convinti che i cambiamenti climatici, così come gli accadimenti storico-culturali e le dinamiche demografiche, potrebbero causare la scomparsa di alcuni importanti centri, tra cui proprio Napoli e anche Venezia, che rientrano nel gruppo delle «otto città fantasma del 2100», raccontate nella classifica del settimanale Usa «Forbes».
Il pericolo per Napoli viene dal Vesuvio, che già nel 79 d.C. distrusse la città romana di Pompei: il vulcano ha un'attività latente che si manifesta in eruzioni una volta ogni 100 anni, e l'ultima è stata nel 1944. Venezia è invece in balia delle acque, che nello scorso secolo hanno accelerato il ritmo di innalzamento a 24 centimetri in 100 anni, e i progetti di contenimento potrebbero essere tardivi. Banjul, capitale del Gambia, rischia invece di essere completamente sommersa per un fenomeno congiunto di erosione e allagamento, mentre dall'altra parte del pianeta Città del Messico affonda nella falda acquifera su cui poggia e che rappresenta la maggiore fonte di approvvigionamento di una metropoli in crescita. All'aumento dei consumi d'acqua corrisponde pertanto un abbassamento del livello del territorio, che in 100 anni è sceso di nove metri.
Se per alcuni il rischio è l'acqua, per altri lo è la sua mancanza, come Timbuktu in Mali, vittima della desertificazione, che sta facendo scomparire uno dei grandi centri della civiltà islamica del Medioevo.
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