Un grande plastico all'entrata del Museo riproduce le due torri di Paolo Portoghesi. Pannelli fotografici illustrano il progetto. Sulle tavole illustrate campeggia uno slogan: «la modernità dà un futuro al nostro passato». L'architetto romano arriva in anticipo per «convincere i bassanesi della bontà della sua creazione» e la sala vuota si riempie in fretta.
C'è il sindaco - che ha promosso l'incontro - con la Giunta al completo, ci sono consiglieri comunali di opposizione, architetti, rappresentanti di associazioni culturali, qualche giovane studente di architettura e soprattutto semplici cittadini, curiosi di sapere che volto avrà la Bassano del futuro. Ci sono i favorevoli e ci sono i contrari. Le due torri alte 45 metri, commissionate dall'impresa Carron Spa, che dovrebbero sorgere nell'area Parolini a due passi dal centro storico, hanno diviso i bassanesi. Portoghesi lo sa bene, inutile negare l'evidenza: «Non c'è dubbio che questo progetto ha provocato coinvolgimento e perplessità», esordisce. «Ma siamo lontani mille miglia dalla speculazione edilizia, questa è un'operazione che vuole portare qualità in una periferia anonima», assicura. Due edifici di 13 piani, una struttura in acciaio e vetro, ricoperta di pannelli fotovoltaici che cambieranno colore a seconda della luce: «il mio sogno è creare un'architettura che respiri, per questo progetto mi sono ispirato alla sensualità e al colore dell'architettura di questa terra», spiega. (...)