Costruire senza consumare territorio, il tema su cui si misureranno le megalopoli di domani. Ed è anche l'argomento dell'incontro allo Spazio Fmg di via Bergognone 27: «Verticali come paesaggio della densità» cui hanno partecipato gli architetti Matteo Gatto, consulente dell'assessore all'Urbanistica di Milano, Paolo Pomodoro, consulente urbanistico, Andrea Boschetti socio dello studio Metrogramma (prossimo ospite dello Spazio) oltre a Luca Molinari e Nicola Russi, curatori della mostra «Nuove verticali a Milano» aperta fino al 30 giugno ( nella foto, un progetto). Comunemente, densità uguale cementificazione: la città va in questa direzione? «Un elevato indice di edificabilità non sempre è sinonimo di "palazzinaro" - precisa Boschetti - ma può diventare una soluzione alla scarsità di suolo, alla necessità di valorizzare le risorse e una risposta alla domanda di trasformazione della città». Concentrazione urbana come approccio innovativo al concetto di qualità. «La densità di una città non è sinonimo di bellezza o invivibiltà - dice Matteo Gatto -. L'indice di Milano è la metà di Barcellona, ma nessuno dice che la metropoli spagnola è brutta. Non nascondiamoci dietro un numero ma valutiamo quale sia l'interesse pubblico». Due concetti, quello sugli edifici verticali e sulla densità che rimettono in discussione la pianificazione territoriale: «L'urbanistica è una "macchina" lenta rispetto alle trasformazioni della città » conferma Boschetti. Rincara Gatto: «La città moderna si può fare mediando tra le richieste di cambiamento del privato e le esigenze di tutela del pubblico».