Un Bosco Verticale, con le maiuscole. Un edificio-manifesto. Ambizioso, forse presuntuoso: si vedrà. Immaginate due torri vicine, una di 110, l'altra di 76 metri, interamente coperte di verde, perimetrate sui loro quattro fronti da terrazze piantumate ad arbusti e alberi di diversa altezza (in alcuni punti sino a nove metri) la cui colorazione cambia con le stagioni. Un'utopia dell'abitare ecosostenibile? No, un'architettura reale, da realizzare in una città italiana con seri problemi ambientali. È un progetto innovativo tutto italiano, di Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra). È il capitolo più sorprendente di Milano Porta Nuova, il quartiere sull'area Garibaldi-Repubblica presentato il 30 maggio dal gruppo americano Hines.
Boeri definisce Bosco Verticale non un singolo edificio, ma un modello residenziale urbano applicabile anche altrove che parte da tre concetti teorici molto dibattuti in architettura: densificazione, riforestazione, anti-sprawl. È dai primi anni Novanta (si pensi a un libro come 'Città per un piccolo pianeta' di Richard Rogers) che si ragiona sulla città compatta e sulla necessità di densificare le forme abitative per resistere all'aumento dei flussi urbani, al consumo del territorio, all'atomizzazione sociale. Rem Koolhaas predica la 'densification' da anni, i nuovi architetti olandesi (Mvrdv, Mecanoo, Frits van Dongen) l'hanno praticata brillantemente, la Biennale Architettura 2006 curata da Richard Burdett ne ha fatto un tema cruciale. Densificare significa ridurre lo spreco di territorio e di energia. Boeri propone una densificazione verde. Una torre di Bosco Verticale equivale, per quantità di alberi, a circa 7 mila metri quadri di bosco pianeggiante; e corrisponde a un'area di case unifamiliari e palazzine di 5 ettari.
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