La «Carta di Lipsia» sulla città europea sostenibile è finalmente un punto fermo in una politica urbana e ambientale che avvicini tra loro situazioni tanto disparate quali quelle che possono riscontrarsi in ben 27 Paesi del Nord, Centro e Sud del Continente. Adottata dai Ministri competenti alla fine dello scorso maggio, essa ha come parola d'ordine lo «sviluppo urbano integrato» e come obiettivi da raggiungere in contemporanea: la sostenibilità ambientale, la prosperità economica e l'equilibrio sociale. Coinvolgendo, in ogni fase, l'insieme degli attori-portatori di interessi (quelli che in inglese si chiamano stakeholders). Al di là delle dichiarazioni di principio, la carta elaborata sotto la presidenza di turno tedesca mette l'accento su alcuni domini disciplinari specifici. Per primo quello della qualità architettonica e urbanistica. Con l'impegno dei governanti, sia a livello centrale che periferico, di salvaguardare il patrimonio architettonico e la loro ambientazione urbana e paesaggistica rinnovandone i modi d'uso affinché contribuiscano alla produzione di ricchezza. Un secondo importante dominio, di carattere tecnico, è relativo alle infrastrutture e alle reti impiantistiche, con particolare attenzione alle cosiddette utilities o servizi di pubblica utilità. (...)