Che la natura sia maestra di color che fanno è una convinzione diffusa tra gli architetti di tutte le epoche. Lo affermano Vitruvio, Leon Battista Alberti e Palladio, ma anche Borromini, Laugier, Milizia e avvicinandosi al nostro tempo Le Corbusier, Wright, Renzo Piano, Emilio Ambasz e tanti altri. Mai come oggi, del resto, la lezione della natura indica agli architetti, ma anche ai designer e agli ingegneri, una strada da percorrere per evitare sciagure, cataclismi, sprechi e devastazioni: la strada dell'equilibrio e della lotta agli sprechi e della riduzione dei consumi energetici. Vitruvio nello splendido proemio al secondo libro del suo trattato attribuisce al contatto con la natura l'invenzione umana della società, del linguaggio e dell'architettura, nati insieme come effetto della scoperta del fuoco e del piacere provato dagli uomini primitivi di stare insieme attorno al tepore della fiamma. Gli uccelli con i loro nidi fatti di ramoscelli avrebbero insegnato all'uomo a proteggersi dalle intemperie costruendo le prime capanne. L'Alberti e Palladio pongono l'accento sulla necessità che nell'architettura si seguano le armonie proporzionali del corpo umano creato a somiglianza di Dio, come mezzo per introdurre in ciò che l'uomo fabbrica per se stesso una scintilla di divinità. Le Corbusier, rivolgendosi nel 1936 a un gruppo di architetti di Johannesbourg, si chiede come sia possibile arricchire le proprie capacità creative e dà alla domanda una risposta di straordinaria attualità: «Non abbandonandosi alle riviste di architettura - scrive - ma partendo alla scoperta del dominio insondabile delle ricchezze della natura. Là sta veramente la lezione per l'architettura: la grazia anzitutto! Sì, questa leggerezza, questa esattezza, questa indiscutibile realtà delle combinazioni, delle generazioni armoniose di cui la natura offre lo spettacolo in ogni cosa... Vorrei che gli architetti, non solo gli studenti, prendessero la loro matita per disegnare una pianta, una foglia, per esprimere lo spirito di un albero, l'armonia di una conchiglia, la formazione delle nuvole, il gioco così ricco delle onde che si stendono sulla sabbia e per scoprire le espressioni cicliche di un'intima forza». (...)