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Mondadori e Niemeyer. Un secolo per due «pilastri»

 

Per l'occasione è stato realizzato un libro che sarà presentato domani

Testata:
Il Giornale
 
Data:
25-06-2007
 
Autore:
Luciana Baldrighi
 
 
Un secolo, un architetto, un editore. Se si volesse riassumere in una formula il volume di Roberto Duilio Oscar Niemeyer. Il palazzo Mondadori (Electa), che sarà presentato a Segrate domani, questa sarebbe senz'altro la più felice e la più immediata. Cent'anni sono infatti quelli che quest'anno festeggia il brasiliano Niemeyer, l'ultimo grande vecchio di una concezione dell'architettura come sfida visionaria, e cent'anni di vita sono anche quelli della casa editrice fondata da Arnoldo Mondadori nel 1907. Il rapporto fra il primo e la seconda è, naturalmente, il palazzo di Segrate che negli anni '70 Arnoldo e Giorgio Mondadori vollero come nuova sede di un'attività editoriale sempre più intensa e bisognosa di nuovi spazi fuori del centro cittadino, troppo congestionato e ormai troppo «piccolo» per il sogno editoriale del patriarca e del suo delfino. Nel 1968, Giorgio era rimasto incantato, durante una visita in Brasile, dall'edificio che Niemeyer aveva eretto come nuova sede del ministero degli Esteri a Brasilia. L'idea che qualcosa di simile potesse ospitare la Mondadori fu la molla che spinse il vecchio e il giovane editore a chiedere all'illustre maestro di progettare per loro qualcosa di simile. Fu così che per due anni l'allora settantenne Niemeyer lavorò a diverse versioni del progetto: poi, nel 1971, la prima pietra venne posata in quel di Segrate, nei pressi di Milano. Tre anni dopo, nel 1974, il Palazzo Mondadori sorgeva in tutto il suo impressionante splendore. Ma Giorgio Mondadori non potè mai vedere l'opera compiuta. (...) Nel recensirne l'inaugurazione, Bruno Zevi parlò di «Pilastri dell'editoria», un'espressione che sintetizzava il carattere stesso della costruzione, rappresentativo e simbolico insieme, frutto anche di un felice rapporto fra committenza e artista: «Ho goduto di una libertà in cui avevo sempre sperato nel corso della mia carriera» confesserà al riguardo lo stesso Niemeyer. (...)
 
 
 
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