«Via dalla pazza folla», predicava il romanziere inglese Thomas Hardy, suggerendo di abbandonare le città per immergersi nell'idilliaco mondo rurale. Consiglio disatteso, stando alle ultime previsioni del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa). L'anno prossimo la maggioranza degli abitanti del pianeta vivrà in città e metropoli.
Nel 2008, oltre il 50% della popolazione mondiale (6,6 miliardi in tutto) sarà urbanizzata, secondo lo studio Onu. E nel 2030 i cittadini sfioreranno i cinque miliardi. La maggioranza concentrata nelle città costiere dei Paesi in via di sviluppo che, a causa del surriscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacciai, rischiano di finire sommerse dall'acqua.Entro il 2030 i cittadini asiatici in città raddoppieranno, salendo a 2,6 miliardi. Gli africani, 294 milioni nel 2000, cresceranno fino a 742. Quanto a sudamericani e caraibici, dai 394 milioni registrati nel 2000 toccheranno i 609 nel 2030.
L'inarrestabile crescita dell'urbanizzazione presenta aspetti potenzialmente positivi, ma allarma. Preoccupa perché si profila l'aumento delle
villas de miseria, delle favelas. Che tra capanne di lamiera e fogne a cielo aperto ospitano già oggi un terzo della popolazione mondiale. Thoraya Obaid, numero uno dell'Unfpa, spiega: «L'urbanizzazione è una forza positiva se viene controllata e ben gestita. Ma se ciò non avviene, si alimenta la povertà, consegnando nelle mani di po-litici locali senza scrupoli un mercato da sfruttare».
Per Obaid quindi la priorità per i pianificatori urbani non deve essere arginare le ondate migratorie, ma predisporre spazi con acqua potabile, ripari e servizi sanitari. Una necessità che, secondo il rapporto Onu, non riguarda tanto le megalopoli, ma centri sul mezzo milione di abitanti sfuggiti al controllo dei piani d'urbanizzazione.