La posta in gioco vale 190 miliardi di euro, quello che spendono gli italiani ogni anno per costruire il nuovo e mantenere il vecchio. Nell'ultimo decennio l'edilizia, il vero motore dell'arricchimento nazionale, ha girato al ritmo degli anni Sessanta producendo 3,1 miliardi di metri cubi: un bilocale, 45 metri quadrati, per ogni famiglia. Sono numeri che danno i brividi per la voracità che rivelano. E l'analisi del Cresme non si ferma qui, entra nel dettaglio spiegando che, tra il 2001 e il 2004, il ritmo di espansione di case, villette, condomini e capannoni è stato 8 volte superiore alla crescita del Pil. Le ruspe hanno divorato centinaia di migliaia di ettari di campagna mettendo in moto un meccanismo che brucia il 40 per cento dell'energia consumata in Italia e scaglia nell'atmosfera una percentuale analoga di gas serra: un prezzo inevitabile visto che quasi tutto quello che è stato costruito dal dopoguerra in poi ignora i più elementari principi di bioclimatica, la scienza che per secoli aveva guidato l'arte dell'edificare in equilibrio con l'ambiente.
Ora, a sorpresa, questa piovra bulimica, insaziabile, ha annunciato la sua riconversione. Dopo decenni di speculazione non solo edilizia ma anche energetica, dopo aver trasformato i tre quarti del nostro patrimonio abitativo in una trappola termica che divora petrolio e gas, fa capolino un pentimento diffuso, effetto dell'ansia ambientale crescente.
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Le aziende che hanno storia e credibilità vanno avanti. Sia le piccole, come quella di Reinhold Holzer, che fornisce materiali di bioedilizia da 30 anni e ha quintuplicato il lavoro nell'arco di un paio di anni. Sia le grandi, come la Mapei, specializzata nell'isolamento termico degli edifici, che cresce al ritmo del 60 per cento l'anno. Ma è il sistema italiano che resta in bilico, incerto tra la prospettiva che indicano le imprese d'eccellenza e la palude della vecchia speculazione edilizia. Anche perché alla voglia di impegno ecologico non si accompagna un'informazione sufficiente a fornire gli strumenti per scegliere: due italiani su tre non sanno nulla delle nuove norme sull'efficienza energetica degli edifici.
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L'Anit prevede che il mercato degli isolanti ad alta efficienza raddoppi nei prossimi tre anni e anche Greenpeace, nel rapporto sull'efficienza energetica, assicura che entro il 2020 la necessità di difendersi dal clima mutante cambierà in modo radicale il metro del vantaggio economico. (...)
È un mercato ormai ben delineato, tanto che molte grandi aziende (dall'Ariston alla Vaillant) vendono un pacchetto chiavi in mano: caldaia ad alta efficienza e pannello solare, tutto collegato in un unico impianto. L'unica incertezza riguarda gli attori che domineranno la scena italiana. Nel campo delle fonti rinnovabili la nostra industria, piazzata in modo interessante quando i giochi si stavano aprendo, è stata quasi cancellata negli anni Novanta da paesi che hanno saputo investire in modo coerente e lungimirante. Adesso, con il rilancio imposto dall'accelerazione dei mutamenti climatici, si gioca la partita di ritorno. Perderla sarebbe pericoloso.
(2 - continua)