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  POINT Z.E.R.O. , Ex fabbriche, qui ora si produce cultura  

Ex fabbriche, qui ora si produce cultura

 

Da Londra a Catania, ecco le 100 più belle "dismissioni creative"

Testata:
la Repubblica
 
Data:
30-06-2007
 
Autore:
Carlotta Mismetti Capua
 
 
Intanto le dimensioni. Spazi di cinquanta, centomila metri quadri. Ex concerie, macelli, raffinerie di zolfo, centrali a carbone. Che farne, una volta finite le produzioni e restituite alle città? Queste gigantesche rovine, ribattezzate ormai "archeologia industriale", e quindi nobile e da conservare, come possono essere usate, senza alienarle o farne degli shopping centre? Qualche città intelligente, da Berlino a Catania, ci sta pensando da tempo. E così cementifici lituani e fabbriche di birra inglesi, concerie umbre e manifatture tabacchi marsigliesi si sono trasformate in "fabbriche della cultura": case per artisti, studi per artigiani, centri di produzione di arti varie, dalla danza alla fotografia. E poi ancora: sale prove, teatri, residenze internazionali, laboratori permanenti.
Spazi così ne sorgono ormai ovunque in Europa, finanziati dalle amministrazioni locali spesso con lotterie pubbliche. Sono oltre cento, venti già in Italia, quelli censiti per la prima volta dalla società di progettazione culturale Goodwill in occasione del festival di architettura Festarch che ha aperto ieri a Cagliari (fino al 2 luglio).
Luoghi "contaminati", come dicono gli architetti: a Lipsia (lo Spinnerei Cotton Mill), a Vilnius (il Menu Spaustuve Art Printing House), a Farnham, ad un'ora da Londra (il Farnham Maltings). E non crediate che siano progetti a fondo perduto: le "fabbriche creative" rappresentano il 2,6/ del Pil europeo, e danno lavoro ad ameno 6 milioni di persone.
(...)

"E' dagli spazi in disuso che si scorge il futuro"
Gabriele Basilico: I grandi architetti sanno mettere in luce la storia antica di quei luoghi

Gabriele Basilico è uno dei più noti fotografi documentaristi. Il suo primo lavoro importante, nell'82, è stata una serie di ritratti alle fabbriche milanesi.
Che luoghi sono i luoghi abbandonati?
«Ho spesso documentato queste fabbriche prima delle trasformazioni per informare sui luoghi, e cogliere le atmosfere. Si sprigiona in me un atteggiamento che non potrei che definire sentimentale. Sentimentale controllato».
L'Italia si sta affacciando adesso a coinvolgere i grandi architetti nelle dismissioni. Rem Koolhaas ai Magazzini Generali di Roma, Piano alla Falk di Sesto San Giovanni. Che impressione le fanno le fabbriche una volta trasformate in gallerie?
«Magnifica. I grandi architetti sanno recuperare, conservare, mettere in luce la storia antica di quei luoghi».
La fine dell'industria trasmette anche tristezza, o no?
«C'è anche questo. Un operaio che ci ha lavorato ricorda il passato, ma un giovane pensa subito ad uno spazio espositivo».
 
 
 

 

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