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  Mostra: "Lina Bo Bardi in Italia. Quello che volevo, era avere Storia" - Roma , Vita da bighelloni per restare a Zonzo  

Vita da bighelloni per restare a Zonzo

 

Il libro di Careri, premio speciale Grinzane-Hanbury

Testata:
la Repubblica
 
Data:
30-06-2007
 
 
Stanato dalle pieghe profonde di una grigia collana editoriale paraccademica, non illuminata dal minimo barlume di distribuzione (otto librerie milanesi grandi medie e piccine ho girato per trovarlo, ma non mi lamento, il clima era buono, le camminate tonificanti), comunicazione o promozione alcuna (per carità, la pubblicità si fa ai bestseller, altrimenti non serve), emerge un piccolo libro luminoso di suo e che di suo invita a mettersi in cammino. Lo hanno notato gli illumina(n)ti giurati di una delle infinite mutazioni del Premio Grinzane Cavour, il Grinzane Giardini Botanici Hanbury, che il 7 luglio prossimo alla Mortola (Ventimiglia) gli conferiranno il Premio Speciale della giuria. Il libro dissotterrato ha un bel titolo, Walkscapes. Camminare come pratica estetica (Einaudi, pp. 170, 17), e lo ha scritto Francesco Careri, ricercatore alla facoltà di Architettura di Roma Tre e membro di Stalker/Osservatorio Nomade, gruppo interdisciplinare che compie ricerche e progetti sulla città e che deve il nome al film di Tarkovskij del 1979 ambientato nella zona mutante, territorio dove la natura, dopo l'atterraggio degli extraterrestri, è evoluta autonomamente e in cui gli Stalker sono i passeurs, gli sherpa che ne conoscono porte e modalità d'accesso. Il racconto di Careri (trabordante di citazioni, fotografie, volantini, mappe, poesie che la confezione dimessa del libro non riesce a spegnere del tutto) prende le mosse da così indietro che più indietro non si può, da Adamo, Eva e figlioli, Caino e Abele, il primo agricoltore, architetto, Homo faber, colui che assoggetta la natura per costruire un nuovo universo artificiale, l'altro pastore, anarchitetto, Homo ludens che gioca e costruisce un sistema di relazioni effimero tra natura e vita, incarnazione uno dell'anima sedentaria della stirpe umana, quella tutta impegnata ad arare, seminare, raccogliere, il cui tempo è solo utile-produttivo, l'altro di quella nomade, bighellone con un sacco di tempo da dedicare alla speculazione intellettuale, a gioco e avventura. (...)
 
 
 

 

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