Pressing delle associazioni dei progettisti, architetti, ingegneri, società di ingegneria e società aderenti all'Associazione nazionale cooperative di produzione lavoro, sul governo affinché il Codice appalti, in correzione, ponga limiti e paletti all'uso dell'appalto integrato. In ballo c'è una consistente quota di mercato e di professionisti che, se il governo non deciderà di limitare il ricorso all'appalto integrato, cioè consentirà alle imprese di costruzione di realizzare l'ultima fase della progettazione di un'opera, la fase esecutiva, potranno trovarsi domani senza lavoro. Non solo ma il rischio più forte è che le imprese di costruzione in presenza dell'appalto integrato potranno delocalizzare la progettazione laddove costa meno, fuori dall'Europa, più probabilmente in India, dove gli ingegneri costano molto meno che in Europa e in Italia. L'allarme arriva dal vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc), Massimo Gallione, che oggi è impegnato nell'audizione sull'appalto integrato presso la commissione lavori pubblici della camera e domani l'appuntamento è all'analoga commissione del senato. Con gli architetti di Cnappc a sostenere la necessità di limitare il ricorso all'appalto integrato, ci saranno i rappresentanti del Consiglio nazionale dei geologi, del Cni (Consiglio nazionale degli ingegneri), dell'Oice, che associa le società di ingegneria, architettura e di consulenza tecnico-economica, e i rappresentanti dell'Ancpl, le cooperative di produzione e lavoro. 'Sono state convocate tutte le organizzazioni dei progettisti', ha dichiarato Gallione, 'e abbiamo concordato un'azione comune sull'appalto integrato la cui entrata in vigore è stata rinviata già un paio di volte, con una sospensiva parziale del Codice degli appalti pubblici, per il quale sono in corso correzioni'.
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Gli architetti del Cnappc chiedono che il governo ponga limiti e paletti all'uso dell'appalto integrato così come prevede la direttiva europea 18/2004 che indica la progettazione come prestazione intellettuale. Inoltre, chiedono il ritorno alla legge Merloni ter per la parte che riguarda l'appalto integrato, del quale il Codice appalti è un superamento. Un affare serio. In ballo c'è l'occupazione di 300 mila progettisti, fa sapere Gallione. (...) 'Nell'immediato', è la richiesta che il vicepresidente del Cnappc presenterà oggi ai deputati, 'è il ritorno alla Merloni ter nella parte dove limita l'uso dell'appalto integrato che potrebbe essere utilizzato soltanto, come in Francia, per le grosse opere pubbliche e per gli edifici produttivi come le centrali elettriche nelle quali il processo produttivo condiziona l'edificio. Oppure, nelle opere dove la componente impiantistica è superiore all'80% dell'opera e negli scavi archeologici quando l'esecuzione da parte di imprese specializzate avviene sotto la sorveglianza della soprintendenza'.
Il Cnappc chiede anche che il decreto correttivo sull'uso dell'appalto integrato 'inserisca garanzie sulla qualità che al momento non ci sono', ha concluso Gallione, 'giudizio qualitativo come prevede anche la direttiva europea 18/2004 che al "considerando 9" dice che le legislazioni nazionali devono valutare gli aspetti qualitativi oltre che economici. E a giudicare la qualità devono essere le apposite commissioni preposte, come avviene nel resto d'Europa'.
Il Sole 24ORE
Appalti, progettisti in allarme
Professioni contro l'affidamento congiunto all'esecuzione. Oggi audizione alla Camera sul decreto correttivo del nuovo codice dei contratti pubblici.
I rischi secondo Massimo Gallione: senza un cambiamento di rotta dal 1° agosto resteranno fuori dal mercato oltre 300mila operatori.
di Mauro Salerno