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Sollicciano, realizzato il Giardino di Michelucci

 

Oltre vent'anni dopo inaugurato nel carcere fiorentino lo spazio voluto dall'architetto

Testata:
Avvenire
 
Data:
03-07-2007
 
Autore:
Riccardo Michelucci
 
 
Una mattina di primavera del 1985 uno dei più grandi architetti italiani del XX secolo si avvicinava con passo incerto ai cancelli del carcere fiorentino di Sollicciano. Il 94enne Giovanni Michelucci andava a raccogliere l'ultima sfida di una vita ricca di straordinari riconoscimenti professionali. Alcuni detenuti, conoscendo la sua sensibilità nei confronti della realtà carceraria, gli avevano chiesto di coordinare un gruppo di lavoro intenzionato a realizzare un giardino all'interno delle mura di Sollicciano.
Dopo aver ideato alcune tra le opere più significative realizzate a Firenze nel '900, Michelucci sentì il bisogno di provare a "riavvicinare" alla città il nuovo carcere da poco trasferito nell'estrema periferia, creando un canale di comunicazione tra i carcerati e il resto della popolazione. «Nacque un'esperienza di partecipazione che considero tra le più belle e significative della mia vita», ebbe modo di scrivere il maestro nei suoi appunti. Quell'esperienza era destinata a coinvolgere per lunghi anni istituzioni e persone, fuori e dentro il carcere, per creare uno spazio conviviale dove i detenuti avrebbero potuto incontrare i loro congiunti. Poche settimane prima di morire Michelucci firmò il progetto di massima che fu consegnato al Ministero di Grazia e Giustizia nel novembre 1990, proprio mentre stava per essere varata l'ultima riforma carceraria, la cosiddetta "legge Gozzini". Il "Giardino degli Incontri" inaugurato nei giorni scorsi a Firenze 22 anni esatti dopo l'avvio del progetto è un regalo postumo del grande architetto alla sua città adottiva, ma non avrebbe visto la luce senza il caparbio impegno della Fondazione Michelucci e di numerose realtà culturali, sociali e istituzionali.
Superando una serie infinita di problemi, blocchi dei cantieri e assenza di finanziamenti che a lungo ne hanno minacciato il completamento, l'opera è finalmente riuscita a prendere la forma immaginata da Michelucci: un ampio spazio interno scandito da architetture che alludono a un giardino e una porzione all'aperto, con un giardino vero e proprio, un ruscello, le panchine e un teatro con 130 posti. (...)

 
 
 

 

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