Dopo 16 anni e 169 numeri, Italo Lupi lascia la direzione di "Abitare". Un record per il volubile mondo delle riviste di architettura e design, sempre più sensibile agli umori della moda e ai malumori degli inserzionisti. Lupi, 73 anni, uomo mite, intellettuale fine e gentile, è stato il testimone di un illuminismo milanese sempre più raro. Grazie a lui e alla sua fedele squadra, guidata dal condirettore Silvia Latis, la milanese "Abitare", a lungo proprietà della famiglia Minetto, da un paio d'anni Rcs, è diventata una delle riviste di settore più quotate nel mondo. Domani sarà in edicola l'ultimo numero firmato da Lupi. A settembre, il primo firmato dal nuovo direttore Stefano Boeri.
Si aspettava di essere sostituito?
«Era fisiologico. Nessun rammarico. Anche se mi mancherà. Mi sono divertito molto».
E si aspettava che a sostituirla arrivasse Boeri?
«Pensavo che restasse a "Domus". Poteva piacere o no, ma l'aveva capovolta con intelligenza. Lavorerà bene anche qui».
Il suo bilancio?
«Ci siamo occupati con serietà, anticonformismo, curiosità, di architettura e design, di grafica, arte, produzione. Con libertà di giudizio e indipendenza dai condizionamenti pubblicitari».
Un aneddoto tra i tanti?
«L'altro giorno ho portato al Nobel Pamuk, ospite della Milanesiana, il numero di "Abitare" dedicato a Istanbul. Grazie, ma l'ho già comprato a Londra. Una bella soddisfazione. Siamo stati capaci di conquistare autorevolezza e visibilità».
Lei nasce architetto e diventa grafico. Come?
«Soffrivo la frustrazione di non vedere mai le cose concluse. E amavo il lavoro di tipografia».
(...)