Se si guarda al numero di musei che si sono inaugurati nel mondo negli ultimissimi anni c'è da restare sbalorditi. Renzo Piano ha costruito la sede della Fondation Beyler a Basilea e il Zentrum Paul Klee a Berna, Santiago Calatrava il Milwaukee Art Museum nel Wisconsin, Mario Botta il Mart a Rovereto, Frank O. Gehry, dopo il successo planetario del Guggenheim a Bilbao, ha disegnato altri musei in giro per il mondo, Herzog e de Meuron hanno costruito la Tate Modern a Londra, di Elisabeth Diller e Ricardo Scofido si è appena inaugurato l'Institute of Contemporary Art a Boston e potrei continuare la lista. Quel che salta con evidenza agli occhi è che si tratta per larghissima maggioranza di musei dedicati all'arte del nostro tempo: diciamo dal Novecento a oggi.
Perché questo accada è discorso difficile: proverò a darne una spiegazione molto semplificata, ma spero chiara. Tutti sanno che oggi nel mercato dell'arte un 'pezzo' di Joseph Beuys o di Andy Warhol viene battuto alle aste con valori maggiori, dieci-venti-trenta volte e più, di un Rubens o di un Guercino. Non intendo entrare nel merito: è così, è il mercato bellezza. Questo accade perché la variegata compagine di collezionisti pubblici e soprattutto privati hanno creato un cartello che macina milioni di dollari all'anno e che ovviamente aspira a far lievitare le quotazioni. Per far sì che questo mercato tenga nel tempo e prosperi, la consacrazione museale è lievito indispensabile: ci sono infatti istituzioni e privati disposti a investire cifre da capogiro in musei d'arte contemporanea. Così artisti che in altri tempi non sarebbero mai entrati in museo accrescono i loro valori. Invece i musei d'arte antica e moderna hanno vita grama in Europa e in America, per non dire dell'Italia, salvo ovviamente le solite eccezioni del Louvre e del Metropolitan Museum di New York.
Per questa ragione il fatto che il Museo del Prado, una delle più prestigiose e antiche istituzioni museali al mondo, abbia deciso di rinnovarsi e ampliarsi nei suoi spazi è sicuramente una novità. Forse un piccolo segno di un nuovo corso. Rafael Moneo, nato nel 1937, l'architetto più celebre di Spagna, con larga reputazione internazionale e premio Pritzker, nel 1996 vinse il concorso internazionale per l'ampliamento del Prado. L'opera di Moneo è stata appena inaugurata. (...)
Moneo ha rispettato il vecchio impianto con le storiche esposizioni delle raccolte reali, ha inglobato nel suo progetto alcuni corpi superstiti del Palacio del Buon Retiro e ha spostato tutti i servizi ausiliari (cafeteria, sala per conferenze, l'amministrazione e spazi per le esposizioni temporanee) in un corpo nuovo.
Uno dei problemi da risolvere era il legame tra il vecchio e il nuovo corpo. Moneo lo ha risolto con una galleria sotterranea: considerato il forte dislivello tra il corpo preesistente e il nuovo che s'incastra diagonalmente al vecchio, in modo da rispettare l'allineamento con la chiesa di San Jéronimo, il cui chiostro superstite del convento è stato smontato e inglobato nel nuovo edificio. Operazione delicatissima. Il processo progettuale è stato lungo, complesso e segnato da numerose contraddizioni e battute d'arresto.
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