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Mendini & Mancini, design e scultura a confronto

 

Le mostre

Testata:
Il Secolo XIX
 
Data:
12-07-2007
 
Autore:
Laura Guglielmi
 
 
L'oggetto da design deve trasmettere emozioni, avere uno suo potere narrativo e seduttivo. Alessandro Mendini non si smentisce. A 76 anni, dopo aver collaborato con compagnie internazionali come Cartier, Swatch, Hermés, ricostruito l'immagine della Philips e della Swarosky, inventato il famoso cavatappi Anna G, progettato interi quartieri in giro per il mondo, non ha ancora perso l'entusiasmo per il suo lavoro.
Tre anni fa, per Genova 2004, aveva dato vita ad una grande mostra ai Magazzini del Cotone, "Normali meraviglie. Il fantastico quotidiano in 365 oggetti" e ora è tornato a Genova per una piccola esposizione, progettata insieme allo scultore Temistocle Mancini, presso la sede dell'Ordine degli Architetti (Piazza San Matteo 18) e gli spazi espositivi della "Fondazione Lorenzo Garaventa" (Vico Falamonica 10), aperta da poco e dedicata all'artista scomparso nel 1999. Si intitola "Scultura o Design?" e mette a confronto 25 opere di design a firma di Alessandro Mendini e 25 sculture dell'architetto/scultore Temistocle Mancini.
(...) Negli spazi dell'Ordine degli Architetti, sono esposti alcuni suoi progetti architettonici, come il Grominger Museum in Olanda o la nuova piscina olimpionica di Trieste.
Lo mostra, come suggerisce il titolo, vuole mettere a confronto la scultura e il design, in questo contesto le 25 opere Mendini dialogano con i lavori di Mancini: i due architetti sono amici di vecchia data. «Ogni cosa creata dall'uomo, sia con la mano che con l'ausilio di macchine, risponde a due esigenze fondamentali del fare umano: l'esigenza funzionale e quella estetica - così si esprime Mancini, sul piccolo catalogo, stampato per la mostra - Se un cucchiaio, un piatto, un cavatappi, dichiarano una funzionalità evidente, l'architettura è a sua volta un oggetto abitabile e la scultura un particolare oggetto la cui funzionalità risiede nella rappresentazione di valori profondi in cui una comunità s'identifica, e questo discorso vale naturalmente anche per la pittura».
 
 
 
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