È possibile progettare e pianificare in una società del rischio? Cioè, regolare in modi diversi la crescita delle città e l'organizzazione del territorio, programmare una riqualificazione dei centri storici, tutelarne cifra estetica e identità culturale, in una società nella quale le emergenze e i rischi si rinnovano, piegando e distorcendo le politiche pubbliche e impedendo una progettualità efficace?
La risposta potrebbe sembrare banalmente negativa se non si introducesse la variabile che lega la qualità della percezione del rischio, alla sedimentazione di processi sociali e culturali che, associati (come accade da tempo in Campania) all'improvvisazione politica e all'insolvenza colpevole di un apporto tecnico-intellettuale mediocre, induce a una percezione distorta del rischio, alla possibilità di una convivenza con esso e, quindi, a una sua perniciosa sottovalutazione.
In linea con questo approccio, costantemente pencolante tra l'incapacità di affrontare il tema del rischio e la connivenza con le cause che lo generano, la Convenzione europea del paesaggio ribadisce l'importanza del cosiddetto "rischio socioculturale", relativo, cioè, alla capacità delle popolazioni locali di esprimere e realizzare politiche di tutela e di sviluppo sostenibile del paesaggio. In altri termini, la propensione delle diverse popolazioni locali all'aggressione del territorio (e, per contrappasso, a essere "aggredite" da esso) riguarda da un lato la debolezza - e, ovviamente, la non pertinenza - dell'intervento "regolatore", dall'altro la sovrapposizione incontrollata di diverse razionalità, attraverso cui i differenti gruppi, gli operatori produttivi, gli imprenditori del turismo, le aziende familiari, il crimine, utilizzano il territorio secondo proprie, indipendenti, regole di convenienza. Riguarda, in altri termini, la distanza tra i tempi e i modi della pianificazione e programmazione del territorio e le singole modalità dall'auto-costruzione dello spazio, troppo spesso illegali e al di fuori di qualsiasi schema di piano. (...)
Di questi temi si discuterà per i prossimi tre giorni nella grande conferenza (con circa 500 interventi previsti), che, a partire da oggi, si tiene a Napoli, alla quale partecipano tutte le Facoltà europee di architettura, urbanistica e pianificazione. (...)
Insomma, per tre giorni Napoli capitale dell'urbanistica e della pianificazione del territorio, in una città che ha fermato i propri piani e programmi urbanistici a quanto pensato e proposto 10 o 15 anni fa.