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  Liechtenstein , Calatrava, un ponte nel futuro. «Ma che fatica cambiare Venezia»  

Calatrava, un ponte nel futuro. «Ma che fatica cambiare Venezia»

 

Gregotti: 25 anni per un quartiere a Cannaregio, in Cina per una città

Testata:
Corriere del Veneto
 
Data:
27-07-2007
 
Autore:
Martina Zambon
 
 
L'architettura contemporanea, a Venezia, ha la linea elegante e lo spicco misterioso di un ponte a campata unica, quello «regalato» dall'architetto spagnolo Santiago Calatrava alla città. I veneziani ricordano soprattutto l'odissea della realizzazione e i costi raddoppiati ma Calatrava è une delle prime «archistar » ad apporre la sua firma in una città che ha spesso rifiutato i grandi dell'architettura del '900: da Le Corbusier a Louis Kahn, passando per Frank Lloyd Wright.
Nel corso di questa notte saranno collocati i due conci laterali del quarto ponte sul Canal Grande e nelle prossime settimane si arriverà a completare l'opera, un'operazione spettacolare che segna anche un nuovo sposalizio fra quella che in molti chiamano la città-museo e la contemporaneità. E gli architetti si preparano, incuriositi, ad assistere all'evento. C'è chi parla di una necessità troppo a lungo disattesa come Francesco Dal Co: «Il confronto con il Grande Architetto, il Tempo, che a Venezia domina da ogni angolo e un architetto-uomo, e per di più contemporaneo è senz'altro pericoloso eppure necessario _ dice -. Certo, in città qualcosa di contemporaneo c'è, come i complessi residenziali firmati da Vittorio Gregotti e Gino Valle. Mi pare giusto ricordare che prima o poi qualcosa per la Biennale bisognerà pur fare: all'inizio degli anni '90, come direttore della Biennale ho proposto un concorso per il nuovo Padiglione Italia, vinto da Francesco Cellini e mai realizzato ».
La lista dei progetti rimasti tali è lunga. Il primo «caso- scandalo» risale alla metà degli anni '50 quando Frank Lloyd Wright progettò la palazzina a tre piani e un quarto arretrato a fianco di Palazzo Balbi, sede della giunta regionale. L'attacco frontale arrivò dall'ordine degli architetti e la stampa locale titolò a tutta pagina contro: «Il grattacielo sul Canal Grande». Passarono meno di dieci anni e a far indignare i «difensori di Venezia » fu l'ospedale disegnato da Le Corbusier, poi abortito.
(...)
Infine, c'è chi parla senza giri di parole, da veneziano e da architetto, di mancata preparazione culturale per affrontare la contemporaneità: «E' un problema di natura culturale - spiega Marino Folin, presidente della Fondazione Iuav ed ex rettore dello Iuav -. Così era ora ai tempi di Wright, ora, forse, le cose stanno cambiando. Penso alla Fenice, nessuno ha ipotizzato di realizzarla diversamente da com'era e dov'era ed è stata una dimostrazione di timore nell'affrontare il nuovo. Ora, però, c'è qualche timido segnale di apertura e forse Calatrava costituirà una svolta per il rapporto fra Venezia e il contemporaneo».
 
 
 

 

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