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Architettura da referendum

 

Grandi opere e giudizio popolare

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
01-08-2007
 
Autore:
Giuseppe Strappa
 
 
Il progetto di Zaha Hadid per una nuova sala da concerti a Basilea, vincitore di un concorso internazionale, è stato bocciato da un referendum popolare. Una decisione che sta facendo discutere gli architetti di mezzo mondo. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo a Roma se anche il nuovo museo d'arte contemporanea a via Guido Reni, progettato dallo stesso architetto, fosse stato sottoposto a referendum.
Le tante questioni che l'argomento solleva ruotano, in realtà, intorno ad una stessa domanda: la pubblica opinione è in grado di valutare la qualità delle nuove grandi opere? Qualcuno sostiene di sì: poiché una grande opera di architettura non è arte privata e impone la propria presenza, dovrebbe essere espressione di valori che i cittadini sono liberi di condividere o rifiutare. Altri invece, tra cui molti critici, pensano che il giudizio dovrebbe essere riservato ai soli esperti perché l'opinione pubblica, ritenuta conservatrice, finirebbe per favorire soluzioni conformiste, negando ogni spazio alla sperimentazione.
Come si vede, la partecipazione alle scelte, in architettura, è una questione aperta e forse insolubile. (...)
Non è possibile allora, contro diffusi luoghi comuni, che il vero conformismo sia quello di molte grandi firme e delle commissioni internazionali che finiscono per scegliere sempre gli stessi nomi, puntualmente osannati da una critica in stato comatoso? E che il referendum di Basilea possa essere letto come il primo segno della crisi di un intero sistema di consenso culturale?
 
 
 

 

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