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Quando la politica getta la spugna, cosa c'è di meglio che costruire un bel muro? Quando le ragioni della "sicurezza" oscurano del tutto la volontà di dialogo, cosa c'è di più facile che costruire una barriera di cemento e filo spinato? Accade in Israele, con il muro che delimita ormai gran parte dei Territori, per impedire a terroristi e attentatori suicidi di commettere i loro orrendi delitti; ma rendendo praticamente impossibile la vita anche di interi villaggi palestinesi, che si vedono rinchiusi in un ghetto senza alcuna prospettiva. Accade, ed è storia più recente, a Baghdad, dove le autorità militari americane stanno costruendo attorno al quartiere sunnita di al-A'dhamiya, sulla riva orientale dell'Eufrate, una "grande muraglia" di cemento, che si aggiunge agli innumerevoli check point e cavalli di Frisia che riempiono le strade della città. Lo scopo di questo ultimo muro è quello di separare tra loro le comunità sciite e sunnite, che si combattono aspramente in Iraq, e di garantire la sicurezza degli abitanti. (...)
La scorciatoia del muro come soluzione al problema della sicurezza, della pace (o meglio, della non belligeranza) e dell'immigrazione clandestina, è una illusione che l'umanità si porta dietro da troppo tempo. E in giro per il globo, di muri, se ne trova attualmente una consistente quantità, molti dei quali ignoti (o dimenticati) dall'opinione pubblica internazionale. A Cipro, per esempio, dove dal 1975, dopo l'occupazione turca, una barriera divide in due l'isola e sancisce una separazione anche tra cultura e religione. A Ceuta e Melilla, sulla costa marocchina ma in territorio spagnolo, dove una barriera sofisticata vigila contro l'ingresso in Europa dei clandestini provenienti da Maghreb e Africa nera. Ancora a Belfast, Irlanda del Nord, dove le "barriere della pace" separano ancora alcuni quartieri cattolici da quelli protestanti. In Estremo Oriente, esiste un'ampia zona demilitarizzata tra le due Coree, una barriera ben solida tra Pakistan e India (550 chilometri) e un muro in costruzione tra Pakistan e Afghanistan. (...)
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Divide? No, unisce in una stessa paura di Franco La Cecla