Tira vento di bufera sotto le vele del Bocciodromo di Rivoli. «Parlano di farne una sala per biliardi, chissà un giorno potrebbe diventare una biblioteca - sbotta l'architetto Gianfranco Gritella -. Lavorare così è mortificante e deludente. Si travisano e si mettono in secondo piano le ambizioni del progettista e la portata architettonica dell'opera».
Perché tanta acrimonia? Semplice, il progetto di Gritella di quello che doveva essere uno dei bocciodromi più avveniristici d'Italia, con cineprese sui campi e televisioni al plasma, sta per essere rivoltato come un calzino, per adeguarlo alle nuove esigenze del Comune. E Gritella in questo «restyling» non può neanche dire la sua.
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«Fanno modifiche interne ed esterne senza sentirmi - rimprovera l'architetto -. Sono in corso varianti contro cui mi sono battuto e altre ne faranno. Cose abnormi, che in nessun Paese europeo lascerebbero fare». E comunque alla fine dell'«opera» si continuerà a dire che è lui il progettista. «Non scherziamo - replica -. Non hanno compreso il valore architettonico e culturale del progetto e lo stanno trattando come fosse una bocciofila di provincia». Insomma, secondo Gritella stanno stravolgendo il progetto: «Hanno cambiato materiali e colori della copertura e al posto del cemento armato a vista di alta qualità che avevo previsto ne hanno usato uno di una qualità così scadente che dovranno verniciarlo. Incredibile». E lui resta a guardare come mero spettatore, oltre le transenne, quanto sta avvenendo. «Non mi hanno dato la direzione lavori per non essere disturbati - afferma - e non mi hanno concesso neanche quella artistica, sebbene l'avessi offerta gratuitamente».
(...) «La qualità dell'architettura pubblica - conclude Gritella - se non si ha a che fare con una committenza illuminata rischia di venir snaturata».