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  Sicurezza territorio, Clini: 'piano da 15 anni e 41 miliardi' , Montecarlo città lucertola  

Montecarlo città lucertola

 

L'obiettivo bisturi di Basilico seziona la capitale del desiderio e della ricchezza

Testata:
La Stampa
 
Data:
07-08-2007
 
Autore:
Marco Belpoliti
 
 
Gabriele Basilico è nato nel 1944 a Milano dove vive. E' uno dei pochi fotografi italiani conosciuti a livello internazionale, grazie a una ricerca rigorosa dedicata alle varie forme delle architetture urbane. Di recente da Bruno Mondadori è uscito il suo saggio Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla fotografia (166 pg., 14 euro). Fino al 2 settembre nella Salle d'Expositio du Quai Antoine Ier a Monaco è visibile la mostra «Montecarlo vu par Germaine Krull et Gabriele Basilico». Nell'occasione è stato presentato il volume Basilico Montecarlo che raccoglie più di 100 immagini tratte dal lavoro fotografico realizzato nel 2005 da Gabriele Basilico per incarico del Nouveau Musée National de Monaco. Il libro è edito da Actes Sud Editions, Arles 2007. Pubblichiamo il testo introduttivo di Marco Belpoliti.

Lo sguardo di Gabriele Basilico è stereometrico. Ogni volta che avvicina il suo occhio alla macchina fotografica, dentro il mirino il mondo gli appare come una massa perfettamente distinta di volumi, solidi, figure geometriche a tre dimensioni: cilindri, parallelepipedi, cubi, piramidi, coni, forme coniche più o meno tronche. Il suo obiettivo traduce il mondo in figure che si staccano - come nel caso di Montecarlo - dal fondo geologico, per diventare forme costruite: metropoli, città, paesi, vie, vicoli, scalinate.
L'occhio di Basilico è artificiale. Si tratta dello sguardo di un architetto che, invece di progettare, costruisce direttamente in loco. Nel descrivere il profilo di questa città visibile che è Montecarlo, ha provveduto a staccare i palazzi dalla collina che li circonda, li ha portati in primo piano, ha evidenziato il modo in cui ogni palazzo continua nell'altro, senza elidere lo spazio - meglio: l'aria - che si insinua tra loro. Voleva farci ammirare la sua capacità di far sentire la solidità di ogni costruzione, la sua rigidità - ecco il significato di «stereometrico» -, e insieme la sua limpida geometria.
Montecarlo, vista dal cielo e dal mare, sembra una città costruita con il Lego: un assemblaggio di edifici stretti gli uni agli altri, continui nello spazio, ma perfettamente identificabili. Ogni palazzo, grattacielo, palazzina, albergo, deposito o silos, possiede una propria identità che l'occhio metrico di Basilico identifica, non attraverso lo stile architettonico - egli non è uno storico -, bensì mediante la sua valenza volumetrica. La città sale verso l'alto confessando la sua eccellente natura economica: ogni minimo spazio è sfruttato al meglio per raggiungere la luce, per esporre finestre e palazzi al sole del giorno, per irradiare la propria superficie abitativa. Ogni palazzo sfrutta la superficie minima per elevarsi e per estendersi, allargarsi senza occupare altro spazio se non quello che gli è già stato assegnato: ogni palazzo erode spazio dentro di sé.
Gabriele Basilico non si occupa però di questa superficie. A lui interessa solo il modo in cui l'architettura si manifesta, non perché lo fa: ha assunto il pragmatismo lombardo come chiave di lettura del mondo. Semmai è interessato al dettaglio, a individuare come ogni palazzo continua nell'altro senza mai fondersi con il vicino - ecco la sua natura «meridionale». Per questo inquadra con il suo obiettivo le strade, le passerelle, i ponti, i plinti di cemento che sorreggono le vie e gli svincoli; decide di focalizzare le curve e contro curve che avvolgono le basi dei palazzi, che li connettono e insieme li distaccano.
(...)
Città-torta, città-concrezione, città-superfettazione, città-fitta, città-prolungata: tante possono essere le definizioni di questo conglomerato di edifici in cui la Natura sembra assente, eppure è presente: ogni palazzo si presenta come un'architettura arborea, un viluppo di forme geometriche che tenta lo spazio circostante: una pianta di cemento, mattoni e vetro che cerca intorno a sé, in alto, in basso, a destra e a sinistra. Ogni palazzo è la misura del proprio vicino e tutti insieme misurano lo spazio che l'occhio aptico di Basilico coglie, sempre bramoso di perfezione. Città di strati e di concrezioni, Montecarlo appare dunque una città non visibile a chi la abita. Di quella invisibilità l'architetto-fotografo Basilico vuole ora mostrarci la sua intima visibilità, farci scoprire, a noi che la percorriamo in automobile e più raramente a piedi, la forma sensibile, farci cogliere la sua natura più profonda - ecco l'artificiale - che è quella di essere una proiezione fantastica di un mondo che non c'è, ma che potrebbe sempre esserci.

 
 
 

 

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