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  VI Congresso - Bari 2003 , Berlino, crepe nel Memoriale per le vittime dell'Olocausto  

Berlino, crepe nel Memoriale per le vittime dell'Olocausto

 

Inaugurato soltanto due anni fa, è già da restaurare

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
08-08-2007
 
Autore:
Gabriela Jacomella
 
 
A tutto avevano pensato, fuorché agli effetti del cambio climatico. Quattordici anni di discussioni feroci e progetti rifiutati, tre anni di lavori. Ma ne sono bastati due di «estati e inverni estremi», così li definisce il responsabile Uwe Neumärker, per trasformarlo in monumento «a rischio». L'allarme, ieri, è scattato dalle pagine della Berliner Zeitung: «Il campo di stele è pieno di crepe».
Per chiunque sia stato a Berlino negli ultimi due anni, è impossibile non capire all'istante di quale campo si parli: quello del «monumento agli ebrei d'Europa assassinati» ( Denkmal für die ermordeten Juden Europas), con i suoi 2.711 parallelepipedi cavi in calcestruzzo scuro. L'opera più controversa della Berlino post riunificazione; al confronto, i dibattiti sulla demolizione (in corso) del Palazzo della Repubblica voluto da Honecker sono chiacchiere da bar.
Dal 1988, anno della campagna sottoscritta da Willy Brandt, Günter Grass e Christa Wolf, alla messa in posa della prima stele, nel 2003, successe di tutto; difficile del resto trovare l'accordo su un monumento che ricordasse «l'unicità e la responsabilità storica» dell'Olocausto come elementi fondanti dello Stato tedesco. La spuntò, tra mille polemiche, il progetto dell'architetto Peter Eisenman e dello scultore Richard Serra, e il 12 maggio 2005, il memoriale aprì le sue porte. In senso puramente simbolico, poiché chiunque e a qualunque ora del giorno può entrare nella spianata e camminare tra le stele grigie, le più basse che spuntano appena dal terreno, le più alte che superano i 4 metri e le 16 tonnellate. Un labirinto di colossali lapidi senza nome, in cui ieri i turisti si aggiravano con l'aria più concentrata del solito, alla caccia di quei 400 blocchi - quasi uno ogni 6 - sulla cui superficie corrono crepe sottili quanto un capello. Individuarle è facile: la pioggia che ci passa attraverso (le stele più grandi sono cave) trascina con sé la calce contenuta al loro interno, disegnando sottili rivoli di bianco sul selciato.
(...)
Resta il mistero sulle origini delle microfratture: due stele sono state smontate ed esaminate a fondo, senza risultati. «Forse hanno influito i lavori per la nuova ambasciata Usa, o per i tunnel della metropolitana», ipotizza Neumärker. L'unica certezza è che bisogna intervenire in fretta; le crepe vanno sanate entro l'autunno, altrimenti l'acqua che si infiltra all'interno rischia, una volta trasformatasi in ghiaccio, di ridurre in pezzi i gusci cavi delle stele più grandi. Un nuovo «inverno estremo» è alle porte. E Herr Neumärker lo sa.
 
 
 

 

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