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E la Palermo del cemento ripudiò il suo architetto

 

La Palermo che lo accolse era un fermento di opere pubbliche ma poi avrebbe distrutto i suoi edifici

Testata:
la Repubblica
 
Data:
09-08-2007
 
Autore:
Rosanna Pirajno
 
 
Centocinquant'anni fa nasceva a Palermo, da Giovan Battista Filippo e da Benedetta Vasari, Ernesto Basile, destinato a una vita da architetto noto e celebrato oltre la sua esistenza terrena per avere ricoperto, nel panorama a cavallo dei due secoli, un ruolo di notevolissima portata. Ruolo sul quale, a posteriori, si sono cimentate schiere di autorevoli storici e critici dell'architettura moderna.
Gli esperti non hanno mai smesso di lavorare sui personaggi e sui linguaggi espressivi che in un tempo relativamente breve segnano di "moderno" importanti città italiane ed europee, indotte da vicende interne ed esterne ad uscire metaforicamente prima che materialmente dai confini dei propri centri storici. Sono dunque trascorsi centocinquanta anni dalla nascita del più famoso degli architetti palermitani di quella corrente architettonica che in Europa prenderà diversi nomi, Modern Style, Art Nouveau, Jugendstjil, Floreale, Secessione, e Liberty, che sarà il più persistente insieme a Modernismo, termine al quale Marco Pozzetto assimila «l'ultima invenzione corale della cultura europea, con tutte le differenze regionali (non nazionali) che negli ultimi millecinquecento anni hanno caratterizzato i prodotti del genio architettonico del nostro continente».
È vero che il padre Giovan Battista Filippo rappresenta ancora adesso il nume tutelare della cultura architettonica siciliana post unitaria e dei numerosi architetti che ne furono eccellenti interpreti, ma è nel superamento del classicismo pur esemplare del padre che la "tendenza al rinnovamento", propria del Modernismo, si fa interprete dei fermenti di una società che coltiva una nuova e diversa visione del mondo. E si avvia a rinnegare, quantomeno per i palazzi e ville e kursaal e alberghi e cinematografi e teatri che va costruendo nelle nuove espansioni fuori le mura, il tranquillizzante rifugio dell'eclettismo storicistico per sperimentare linguaggi nuovi e diversi.
Ed Ernesto, come scrive Ettore Sessa nella monumentale biografia che gli ha dedicato a compendio dei molti e densi lavori introspettivi sull'architetto e il suo tempo, tornato nel 1890 a Palermo dopo un decennio di lontananza speso prevalentemente a Roma ove conquista fama e riconoscimenti, «trova la città in uno stato di febbrile ansia di trasformazione» di cui si fa intelligente e sensibile attore. Negli ultimi due decenni dell'Ottocento la città è tutta un fervore di opere pubbliche, si sistemano piazze e realizzano square, si ampliano edifici pubblici e si tracciano strade, si prolungano viali e si adornano di giardini, si risanano quartieri popolari e si bonificano terreni, si offrono soprattutto ben due grandi teatri alle aspirazioni culturali della aristocrazia scampata ai tracolli e di una buona borghesia appena proiettata sul limitare del commercio e della imprenditoria privata. Sarà proprio questo «prodigioso slancio culturale, economico, sociale e scientifico» a sostenere la svolta formale che il linguaggio di Basile incarna, e sarà «un vento positivo, suscitato dalla Esposizione del 1981-82» a sostenere «l'inarrestabile affermazione professionale di Ernesto Basile, fino a quel fatidico 1902 che, con il riconoscimento internazionale per la sua partecipazione alla Prima esposizione d'arte decorativa moderna di Torino e con l'incarico per la progettazione del Palazzo della Camera dei deputati a Montecitorio, ne sancirà il ruolo di maggiore esponente del modernismo italiano».
Pur se l'anniversario è passato sotto silenzio, dell'opera e del contributo alla cultura architettonica di Ernesto Basile non si è mai smesso di parlare, studiare, confrontare, indagare, esporre disegni e schizzi di progetti e tavole didattiche, anche fuori dell'ambito accademico e spesso in relazione alla possente figura del padre, che «ha lasciato in lui una profonda impronta» e ne ha influenzato la formazione, confermandosi nume tutelare di generazioni di architetti venuti anche molto dopo.
(...)
 
 
 

 

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