L'attico infinito
Testata:
L'espresso
Data:
10-08-2007
Autore:
Massimiliano Fuksas
Beekman Place, a New Yoork è stato l'indirizzo di Paul Rudolph per 19 anni (1978-1997, anno della sua morte). L'architetto, leggendario per opere e biografia, tra il 1940 e il 1943 studia con Gropius a Harvard, alla fine degli anni '70 decide di disegnare il suo appartamento: un attico su quattro livelli posato sopra un elegante edificio inizio secolo. Il suo interno è complesso; attraversato da ponti trasparenti, racchiuso da superfici sintetiche riflettenti, con terrazze improvvise e spazi contratti, era per Rudolph un luogo di sperimentazione. Infatti immaginava la propria casa come uno spazio non finito destinato a espandersi in modi imprevisti.
Nel 1997 l'attico resta vuoto per tre anni, per poi passare a una coppia di collezionisti. Lo rinnovano, rendendolo quasi irriconoscibile, e si trasferiscono in California. Di nuovo vuoto e di nuovo sul mercato, l'attico viene rapidamente acquistato da un nuovo proprietario che chiede a Jared Della Valle e Andrew Bernheimer di ristrutturare la penthouse, assecondando però le sue necessità. I due giovani architetti studiano l'opera e la visione di Rudolph, cercando di continuare quello che era stato il suo esperimento, ma con bisogni e tecnologie contemporanee. Non hanno riportato gli spazi a una formazione (quale delle tante?) originale, ma ne hanno reinterpretato la concezione spaziale e i materiali capaci di esprimerla. L'appartamento è tornato a essere brillante: superfici acriliche e ponti trasparenti sono di nuovo lì a collegare gli ambienti. Un'opera di immedesimazione e dissimulazione per proteggere un luogo, continuando a essere fedeli alla promessa di Rudolph, spingendola così sempre più lontano. |
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