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  Professioni: Architetti, Consiglio Nazionale, presentato SeeArch, il data base dei progettisti italiani , Open space sulle torri  

Open space sulle torri

 
Testata:
L'espresso
 
Data:
10-08-2007
 
Autore:
Enrico Arosio
 
 
Abbattere? Vendere? Ricostruire altrove? No. Ristrutturare un po' per volta? Neanche. La parola d'ordine di Deutsche Bank è total renovation: ristrutturazione totale. E senza spostarsi di un metro. A traslocare saranno, per gli oltre due anni del cantiere, i 3 mila dipendenti della sede centrale di Francoforte, le due torri gemelle di 36 piani che sono il landmark, l'emblema della City finanziaria, a due passi dall'Opera. Un esodo di massa pilotato, che evoca suggestioni alla Fritz Lang. La Deutsche Bank, fondata nel 1870 a Berlino, rinata nel 1957 nella città sul Meno dopo i traumi bellici e postbellici, nel 2001 quotata a Wall Street e oggi quintessenza della potenza finanziaria tedesca, ha deciso di rifondarsi ancora: nel senso dell'immagine globale. E ha affidato l'incarico al vincitore del concorso, l'architetto milanese Mario Bellini. L'annuncio ufficiale avverrà a settembre a Francoforte; 'L'espresso' ha giocato d'anticipo.
"Ristrutturazione totale vuol dire totale", chiarisce subito Bellini, che abbiamo incontrato nel suo grande studio sui Navigli: "Significa non solo rifare la pelle esterna, come si usa oggi tra i deveolper, ma riportare a nudo l'intera struttura delle torri e della piastra che le collega, fino alle solette. Ristudiare l'impiantistica, l'efficienza energetica, ridisegnare gli spazi uffici, le aree comuni, la ristorazione, l'area conferenze, la filiale al piano terra, ripensare l'accesso sotterraneo al metrò. È un caso raro: in genere costa meno vendere ed edificare su un'area nuova. Ma qui le componenti culturali, vorrei dire identitarie, sono prevalse sul puro calcolo economico".
(...)
Il progetto di Bellini parte dal basso. "La hall d'ingresso, concepita negli anni Ottanta, non è in grado di raccordarsi", spiega il progettista, "all'imponenza e al valore simbolico delle due torri nel paesaggio urbano". L'atrio verrà svuotato, tout court, reso trasparente, raccordato alla massa delle due torri tramite passerelle pedonali aeree e una imponente forma incastonata a mezzo, una sfera di profili metallici intrecciati del diametro di 16 metri. Una vera scultura, la cui tramatura di superficie è stata calcolata con algoritmi avanzati dallo studio di ingegneria Bollinger und Grohmann sulla base di un ordine random (caotico) reso via via più efficiente. "Questo elemento globalizzante vuole riassumere il carattere dell'intervento", continua Bellini. E in effetti, come la critica ha notato, ad esempio Kurt W. Forster, nell'architettura di Bellini gli ingressi monumentali, il concetto di gateway, il ricorso alle forme solide primarie (cilindro, rotonda, sfera, torre angolare) sono frequenti. Così come lo caratterizzano il concetto di 'isola architettonica', l'ambizione alla grande struttura urbana autosufficiente, la conoscenza della storia (dal Filarete agli architetti neoclassici, dal Rinascimento alla Milano ottocentesca). Mario Bellini è il contrario dell'architetto stilista: per lui l'architettura è geometria, è massa, è pietra, ma sempre curiosità sperimentale, tecnologia aggiornata.
(...)
Come vive questo ritorno in Germania il progettista della Fiera-Portello, il più grande singolo edificio (900 metri di lato) mai realizzato a Milano dal 1945 a oggi? Lo chiediamo anche in riferimento alla durata media delle grandi opere in Italia (la sua Biblioteca civica centrale per Torino, concorso vinto nel 2001, sarà pronta a fine 2011). "In Germania", risponde Bellini, "colpisce l'elevato standing professionale che la società riconosce all'architetto. Il rispetto per la sua figura è molto maggiore che in Italia. Maggiore, ahimè, è anche il livello di preparazione della committenza, pubblica e privata". Vecchio tema, nodo irrisolto: da affrontare altrove.

 
 
 

 

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