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Pirellone, ritorno al futuro

 

Un restauro unico al mondo, ora un libro lo racconta

Testata:
la Repubblica
 
Data:
12-08-2007
 
Autore:
Anna Cirillo
 
 
Al restauro del grattacielo Pirelli, un cantiere eccezionale nel quadro dell'architettura contemporanea, è dedicato un bel libro appena pubblicato dalla Regione Lombardia con l'editore Skira. Ne parliamo con la curatrice, Maria Antonietta Crippa, docente di Storia dell'architettura al Politecnico. Come mai si è dedicata a questo argomento? «Facevo parte, con altri, della commissione tecnico scientifica per il restauro, voluta dal presidente Formigoni dopo l'incidente del 18 aprile 2002, quando un piccolo aereo da turismo si schiantò contro il grattacielo. Il nostro orientamento era di non alterare la struttura architettonica di Giò Ponti e restaurarla nel pieno rispetto del suo lavoro. All'interno del Pirellone molti non erano d'accordo, ma per fortuna Formigoni scelse la nostra impostazione». Perché il restauro conservativo era contestato? «Si temeva che l'operazione fosse troppo rischiosa. Nessuno ha mai restaurato l'alluminio prima di questo esperimento. Ugualmente per il mosaico che ricopre le facciate: all'aperto, a quelle altezze e per una enorme superficie. Restaurare, per noi, voleva dire conservare non solo l'immagine ma anche la materia con cui è stato costruito l'edificio. Voleva dire smontare tutti i serramenti e trovare il modo di restaurarli come si restaura un quadro, e per le piastrelle comportarsi come per un mosaico tradizionale». In che modo sono stati risolti questi problemi tecnici? «Tutti i pezzi di alluminio, fino alle viti, sono stati smontati e numerati. La tecnologia è cambiata molto rispetto agli anni '50-'60 in cui fu costruito il Pirellone, ma i serramenti che abbiamo trovato erano robusti. Smontati sembravano delle sculture, tanto erano ben fatti. Gio Ponti e le ditte dell'epoca sapevano quello che facevano. Si è soliti pensare che gli edifici di quegli anni, industriali e non più artigianali, siano stati costruiti per non durare tantissimo nel tempo. Invece, visti da vicino, si resta sorpresi. Si capisce che quello era il momento di passaggio dall'artigianato all'industria e quindi c'era ancora tutta la memoria dell'artigianato espressa su manufatti più consistenti». Un momento magico? «Sì, anche se il grattacielo Pirelli è stato ammirato più nel mondo che a Milano. Soprattutto in America, dove ha suscitato stupore questa struttura in cemento armato, e non in ferro come i grattacieli americani, che univa l'alta tecnica a una forma affusolata di straordinaria eleganza». (...)
 
 
 

 

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