Ha visto la luce il recupero strutturale del complesso Mondadori. A fine giugno, infatti, la sede di Segrate della Arnoldo Mondadori è stata aperta alla visita del pubblico, nell'occasione dei festeggiamenti per il centenario di fondazione della casa editrice, che ricorre quest'anno, per curiosa coincidenza, insieme a quello della nascita di Oscar Niemeyer (Rio de Janeiro, 1907), progettista del palazzo. L'edificio, eretto oltre 30 anni or sono alle porte di Milano, divenne simbolo di imprenditorialità e di una moderna visione dell'editoria. Per quel tempo si rivelò sorprendente l'evoluta concezione costruttiva dell'edificio, espressa dalla successione di due infilate prospettiche di archi parabolici, con luce variata sui fronti principali, lunghi 200 metri, oggi adeguatamente illustrata nel volume pubblicato da Electa, a cura di Roberto Dulio, con fotografie del cantiere e quelle attuali di Roland Halbe.
La composizione rappresentava una spregiudicata e netta interpretazione di un ordine gigante, che si riflette in un lago artificialmente creato alla base del fabbricato. Su tale struttura si appoggia una poderosa soletta, innervata da travi; a queste sono appesi 56 tiranti, che a loro volta sorreggono il corpo librato dell'edificio, comprendente cinque piani (18 mila metri quadrati e 147 mila metri cubi) e un apparato di sostegno in acciaio del peso di 1 milione 200 mila chilogrammi. Fu inusuale per quel tempo anche l'affidamento del progetto a una personalità straniera, della cui capacità si era fatto garante il figlio di Arnoldo Mondadori, Giorgio, dopo una sua visita ai nuovi edifici ministeriali completati a Brasilia negli anni 60 dallo stesso Niemeyer.
La realizzazione iniziò nel 1971 e venne terminata alla fine del 1974, sotto la guida di un gruppo che comprendeva anche Glauco Campello, Luciano Pozzo, Giorgio Calanca, Antonio Nicola. La proprietà immobiliare, che era delle Assicurazioni Generali (oggi denominata Generali properties), ebbe un ruolo determinante per assicurare il buon esito dell'impresa, in un momento della storia d'Italia particolare e difficile.
Altro aspetto che ha generato perplessità è stata la concezione materica e la finitura in cemento armato a vista del manufatto, che ha mostrato in pochi decenni segni evidenti e sostanziali di degrado, a cui ultimamente si è dovuto porre rimedio. Su progetto e direzione lavori di Walter Incerti, con il contributo dello Studio associato Turrini e Broccolino, è stato così portato a compimento, a fine 2006, un approfondito intervento di recupero architettonico e strutturale, per il risanamento dei calcestruzzi a vista degradati, la pulizia delle facciate, il rifacimento del manto impermeabile di copertura e il consolidamento statico delle solette delle testate.
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