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  Parma , La battaglia del Castello  

La battaglia del Castello

 

A Napoli intellettuali contro il progetto di Siza

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
18-08-2007
 
Autore:
Carlo Franco
 
 
Intorno ai bastioni di Castel Nuovo si torna a combattere. Non più sparando bombarde e balestre, le armi delle guerre antiche, ma bordate di veleno politico che fanno più male e hanno effetti devastanti. È la disfida di piazza Municipio e di via Acton, per capirci. Cruenta perfino più di quella storica di Barletta perché gli eserciti in campo sono disposti a passare sul «cadavere » del nemico, come usa dire, pur di non riconoscerne le ragioni.
Prima di raccontare i fatti prendiamo nota degli schieramenti in campo: da una parte una pattuglia di intellettuali che contestano sul piano storico, estetico e urbanistico le scelte dell'architetto «straniero» Alvaro Siza incaricato dal Comune della costruzione della stazione Municipio della Metropolitana e, contestualmente, della ridisegno della piazza simbolo di Napoli e del nodo di via Acton per sciogliere il quale Palazzo San Giacomo ha ordinato tre progetti che in nessun modo dialogano tra di loro. Che non è una novità, ma una costante. Il gruppo dei professori, guidato da Gerardo Marotta, ha in prima fila l'urbanista Aldo Loris Rossi, che più di tutti conosce, per averla studiata a fondo, la storia dei luoghi del cambiamento; e poi ancora Giulio Pane, il giudice di cassazione Raffaele Raimondi, Angerio Filangieri professore di economia agraria - figlio di Riccardo che realizzò il restauro di CastelNuovo (1924-'33) riportandolo al suo splendore quattrocentesco - Edoardo Benassai, docente di costruzioni marittime, Gianni de Medici, professore di geologia alla Federico II e altri.
Prima di scendere nei dettagli, però, è doveroso premettere che la commessa al grande architetto portoghese venne affidata in epoca non sospetta, quando, cioè, non erano ancora venute alla luce le strutture del porto grecoromano e le barche ancora integre e ormeggiate ad una banchina di legno. Che impongono, con la loro forza d'urto, un atteggiamento urbanistico che tenga conto di questa nuova straordinaria presenza. Ed è proprio questo che è stato chiesto, invano finora, a Siza, al Comune e alla Metropolitana.
(...) Angerio Filangieri non fa sconti al Comune e a Siza. «Non si riesce a capire - afferma - come possa una città afflitta dai gravissimi problemi a tutti noti (spazzatura, sicurezza pubblica, stato del manto stradale, degrado delle periferie) pensare ad un intervento costosissimo e tutt'altro che indispensabile, anzi, direi, voluttuario. Soprattutto in ragione del fatto che piazza Municipio ha assunto una fisionomia compiuta fondata su una parziale simmetria assiale avente agli estremi il Municipio e l'edificio moderno della Stazione Marittima, su una serie di palazzi molto dignitosi e sulla vasta spianata a prato che anticipa la visione del Castello che è il vero protagonista di tutto l'insieme».
La situazione, lo abbiamo detto, è peggiorata tre anni fa per effetto delle nuove scoperte: del porto e delle navi abbiamo detto, ma non dimentichiamo il ponte di accesso alla reggia aragonese, il torrione di difesa e, soprattutto, quel chilometro circa di cinta bastionata che consente una lettura chiarificatrice dello scenario e, dulcis in fundo, il torrione aragonese presente nella famosissima Tavola Strozzi. «I nuovi reperti, straordinari per bellezza e importanza, non possono essere di nuovo sotterrati, anzi vanno esaltati - dichiara con voce accorata Aldo Loris Rossi che a questi temi si dedica con impegno tenace e lodevole- ma il timore che si intenda cancellarli rischia di diventare certezza. E allora è giusto alzare il tono della voce per ripetere che le soluzioni per conciliare l'idea cardine del progetto (due piazze sovrapposte, una pedonalizzata fino al mare, l'altra a livello sottostante tra il metrò e la stazione marittima) con il rispetto della storia esistono e sono praticabili». E sono tre, ma inderogabili:1) la conservazione integrale del restauro del Filangieri; 2) il ripristino della cinta bastionata vicereale che ci restituisce un segno che ha caratterizzato la città per tre secoli e messo; 3) l'illuminazione del fossato vicereale restituito alla luce del sole e del percorso coperto tra la stazione della metropolitana e il porto. «Non è molto, dice Loris Rossi, e ho l'ardire di pensare che Siza, se riusciremo a dialogare, non si opporrà».

 
 
 

 

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