Esserini piccoli ma determinati. Lavoratori incessanti che, un micro intervento alla volta, finiscono per costruire imponenti architetture naturali, nidi che cambiano il panorama del loro habitat. Ecco, le termiti fanno così.
«Anche qui è un termitaio, sa». In che senso, professor De Masi? «
È un avanzare progressivo e minimo di centinaia di piccoli abusivismi che tutti assieme culminano in un grande disastro...». Difficile dargli torto. Sembra di vederle le piccole «termiti» umane che impastano cemento e tirano su muretti. Eccole, sudaticce, mentre inchiodano tavole per farne terrazzini a picco sul mare, quasi le senti imprecare mentre faticano per spianare spuntoni di scogli e rimpiazzarli con approdi turistici. «Il nostro è un problema da termiti, e va già bene. Perché se lei vedesse cos'hanno fatto a sud di Salerno e a nord di Napoli...». Sembra siano elefanti, da quelle parti.
Domenico De Masi è saggista, sociologo, docente alla Sapienza di Roma e, non ultimo, consigliere scientifico del Wwf. Il suo feeling speciale con la Costiera Amalfitana è di vecchia data, come le sue denunce contro i «microabusivismi, tanto minuscoli quanto insidiosi». D'estate vive a Ravello, «80-90 metri quadrati perfettamente in regola proprio accanto alla casa di Gore Vidal», celebre scrittore statunitense. Le irregolarità urbanistiche della Costiera le conosce come le sue tasche, il professor De Masi. Più o meno tutte. Le ha segnalate a chi avrebbe dovuto bloccarle e poi le ha viste crescere.
«La tecnica è sempre la stessa. Si procede per tappe. All'inizio è un pergolato, poi diventa una copertura, magari in lamiera, e alla fine si trasforma in una stanza a tutti gli effetti. E siccome lo fanno tutti, c'è connivenza. Nessuno si permette di denunciare l'altro». Lui sì, però («Sono facilitato dal fatto che non sono un locale») e per questo si è attirato più di un'antipatia («Ricambiata con amore»).
A dire il vero qualche volta l'hanno fatto arrabbiare anche gli ambientalisti. «Qui a Ravello ci sono voluti sei anni e nove processi per costruire l'Auditorium perché Italia Nostra era contraria. Sbagliava, ed è lo stesso errore di molti altri ecologisti. Fanno una battaglia di facciata e di lusso e nel frattempo le piccole costruzioni abusive si moltiplicano indisturbate, proprio come la terrazza che è crollata l'altro giorno». Adesso la battaglia «di lusso» contro l'Auditorium è finita. E il professore, presidente della Fondazione che organizza il Ravello Festival, dice che il risultato è «una struttura costruita ad arte, esempio di buona architettura, importante anche pedagogicamente».
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«Ci vorrebbe uno sponsor intellettuale, anche straniero, con grandi capacità estetiche. E poi che niente si muova, in paese, senza che lo sponsor lo sappia. Potrebbe funzionare anche per gli abusivismi più minuti».
Potrebbe. Se Veltroni, Rutelli o qualcun altro accettassero una simile sfida, se la cosa fosse possibile sul piano pratico, se ci fossero i soldi per farlo e altri mille se. Per adesso basta una camminata o un passaggio via mare per vedere l'opera delle «termiti», qualche volta le «termiti» all'opera. Da Positano a Vietri. Mattoni, tettoie, cemento, piscine, terrazze. Abusive.