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  Ora tutti copiano la rotonda: un secolo (quasi) senza incidenti  

Ora tutti copiano la rotonda: un secolo (quasi) senza incidenti

 

«Ma in Italia manca lo spazio»

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
21-08-2007
 
Autori:
Stefano Montefiori e Paolo Beltramin
 
 
Ci sono voluti 100 anni esatti ma il mondo ormai, da North Pole in Alaska a Treviso, da Milton Keynes in Inghilterra a Chandigarh in India, riconosce il fulgido esempio di Place Charles De Gaulle - Étoile: immensa piazza attorno all'Arco di Trionfo di Parigi dalla quale si dipartono, come una stella, 12 grandi avenue tra le quali Avenue des Champs- Élysées. L'Étoile è una gigantesca rotonda, percorsa ogni giorno da migliaia di automobili. Senza un semaforo, senza un incidente.
È qui che nel 1907 l'urbanista francese Eugène Hénard mise a punto il sistema di circolazione del rond-point - rotatoria da noi, roundabout per gli anglosassoni - basato su un semplice anello stradale a senso unico: chi è già dentro ha la precedenza su chi si immette dall'esterno. Il principio consente di snellire il traffico perché non è necessario fermarsi agli incroci - basta rallentare - e di ridurre gli incidenti che, secondo le statistiche, in città sono provocati per metà dalla svolta a sinistra ai semafori.
Uno studio del 2001 dell'Iihs americano («Insurance Institute for Highway Safety») ha documentato che nelle rotatorie avviene un 80% di incidenti in meno rispetto ai tradizionali incroci con semafori. (...)
La Gran Bretagna, dove il primo roundabout è stato costruito nel 1924 in Parliament Square a Londra, ne ha affinato l'arte tanto da prodursi nel virtuosismo del magic roundabout di Swindon: una rotonda composta a sua volta da cinque rotonde, delizia degli appassionati che si dedicano al roundabout spotting, pratica sistematizzata nel volume Roundabouts of Great Britain di Kevin Beresford. Ma l'esempio più ambizioso si trova nella cittadina modello di Milton Keynes, creata negli anni Sessanta secondo le idee dell'urbanista californiano Melvin Webber tenendo in gran conto le esigenze degli automobilisti: 130 rotatorie e solo 5 semafori. «Siamo fieri di come funziona il nostro traffico», ha detto all'Herald Tribune il responsabile locale del sistema dei trasporti, Kevin Whiteside.
(...)

L'architetto Boeri: «Ma in Italia manca lo spazio. Le nostre rotatorie sono dannose»
Da Padova a Rimini, da Milano a Bari, i Comuni italiani stanno investendo centinaia di migliaia di euro per sostituire i vecchi incroci semaforici con rotatorie «alla francese». «Ma attenzione - avverte Stefano Boeri -. Da noi il modello di Parigi non può funzionare. Le nostre città non hanno i grandi viali progettati dal barone Haussmann nell'800, ma centri storici ridotti, di impianto medioevale ». E quindi? «Da noi le rotatorie a volte producono più danni che benefici. Per una ragione semplice: non abbiamo abbastanza spazio». E a pagarne le conseguenze sono gli «utenti della strada più deboli». I pedoni e i ciclisti.
Architetto, in Europa tutti esaltano le rotonde: si dice che riducano il tasso di incidenti, fluidifichino la circolazione, diminuiscano i tempi di attesa delle auto e quindi lo smog.
«Tutto vero. E fanno bene gli urbanisti di Londra e Parigi, che hanno a disposizione strade a 6 o 8 corsie, ad approfittarne. Per noi è diverso. Il diametro minimo di una rotatoria è di 16 metri, in svincoli dove la diagonale dell'incrocio tradizionale ne misura al massimo dodici. Si tratta di uno spazio enorme, che viene letteralmente buttato via».
(...)

 
 
 

 

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