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Via Roma, in vetrina due secoli di stili

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
21-08-2007
 
Autore:
Paola Barbera
 
 
Chi volesse, con un itinerario semplice, ripercorrere la vicenda architettonica di Palermo tra Ottocento e Novecento potrebbe cominciare da una passeggiata lungo la via Roma. Un campionario di tutte le possibili declinazioni di stili sperimentati a cavallo del secolo: dal neo-rinascimento al neo-barocco, dal liberty al déco, dal razionalismo allo stile littorio. Un palcoscenico per i maggiori professionisti, cittadini e non: da Ernesto Basile a Salvatore Caronia Roberti, da Antonio Zanca a Giuseppe Capitò fino ad Angiolo Mazzoni, per citarne alcuni.
L'idea di solcare il tessuto compatto della città storica con lunghe strade rettilinee, in sintonia con i criteri già sperimentati in molte altre città europee, aveva preso corpo già dal 1860 nel "piano di fondamentali riforme" per la città di Palermo, redatto da sei progettisti tra i quali Giovan Battista Filippo Basile. Il principio originario improntato all'idea di "risanamento" della città attraverso lo "sventramento", nel tentativo di garantire rapidi collegamenti e migliori condizioni di salubrità, non sarà mai messo in discussione nei pur numerosi piani per la città che si contenderanno la scena negli ultimi decenni del secolo scorso. Il taglio della via Roma - ribadito, sebbene con diverse giaciture, in tutte le proposte presentate dal 1860 in poi e confermato dal piano redatto da Felice Giarrusso nel 1895 - sarà appaltato in successivi quattro tronchi e realizzato con modifiche in corso d'opera che trasformeranno in una spezzata il tracciato rettilineo che avrebbe dovuto congiungere la stazione e la città nuova. Tra il 1895 e il 1922 il lungo cantiere di demolizione e ricostruzione che attraversa uno dei centri storici più grandi d'Europa vede impegnati giudici e commissioni governative d'inchiesta non meno che architetti, ingegneri e periti estimatori. Le fotografie di Edoardo Alfano e quelle di Emanuele Giannone costituiscono una delle testimonianze più preziose di questa storia urbana.
(...)
Le indicazioni della committenza sono quelle consuete per una banca chiamata ad evocare, anche attraverso il linguaggio architettonico, i principi di solidità e sicurezza e un conveniente grado di ricchezza, lontano da lussi e sfarzi che potrebbero richiamare più gestioni dissipate che oculate politiche di custodia e investimento dei beni. Caronia Roberti sceglie un impianto centrato su un principio di simmetria bi-assiale che ruota tutto intorno al perno del grande salone per il pubblico, collocato nel mezzo dell'edificio e illuminato direttamente dall'alto attraverso un grande lucernario.
(...)
 
 
 
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