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"Giotto e gli Scrovegni finiranno sommersi"

 

Allarme a Padova per il progetto di un nuovo auditorium

Testata:
La Stampa
 
Data:
28-08-2007
 
Autore:
Vincenzo Tessandori
 
 
Ce la giochiamo, sospira. «L'altro giorno è piovuto e si è allagato tutto. Era già successo, ma fino a un paio d'anni fa ci volevano due giorni di scrosci, uno solo fino all'anno scorso, stavolta son bastate due ore». La laguna, lì all'ingresso della Cappella Scrovegni, un luogo del sogno per Padova. Visto che non esistono colori più squillanti, Fernando De Simone lancia l'allarme rosso. Lui è un architetto membro di un gruppo di lavoro norvegese che ha realizzato 1200 opere sotterranee, fra cui il tunnel stradale più profondo del mondo. Garantisce che il terreno non assorbe più e il progetto di costruire un auditorium sotterraneo dall'altra parte del canale Piovego, presso il terminal dei bus, esporrebbe a rischi letali, perché si formerebbe un'insuperabile barriera «underground» che rimanderebbe indietro l'acqua, sulle fondamenta della cappella.

Una diga
Peggio «I muri isolanti diventeranno una diga che respingerà verso la sponda opposta l'acqua sotterranea del canale che ora si distribuisce sotto i due argini. Bisogna tener presente che Padova è attraversata da tre grandi estensioni di acqua termale, un'area superiore alla città stessa e diffusa in quantità. Le due pozze sul pavimento della cappella, dopo un semplice temporale, sono il segno che il sottosuolo è talmente imbibito d'acqua da non riuscire più ad assorbirla normalmente. Ed è un segno pessimo. Inoltre, la curva che fa il Piovego nel tratto fra la stazione delle corriere e Porta Portello contiene il 70% del totale delle acque, la cui pressione viene arginata dalle fondamenta, molto profonde, delle numerose costruzioni esistenti o in fase di realizzazione».
Dunque, osserva: «Se l'auditorium sarà 15 metri sotto terra, cui si devono sommare altri 20 di fondamenta, si creerà un nuovo sbarramento sotterraneo, un'ulteriore diga che rimanderà l'acqua verso il centro storico, già in difficoltà». Quanto di peggio, insomma: ma non è una visione catastrofica? Mica tanto, ribatte l'architetto: «Dalla lettura di tre carte geologiche scritte da studiosi dell'università di Padova si può ricavare che questa situazione potrebbe creare un effetto domino con disastri facili da ipotizzare».
(...)
Sotto terra
Nessuno ha abbandonato a se stesso niente, garantiscono in Comune, ma la cappella è seguita da uno staff di architetti. E questo dovrebbe rassicurare. Ciò che non rassicura è l'idea di costruire sotto terra un auditorium: secondo molti, fra cui il maestro Claudio Scimone, direttore dei Solisti Veneti, è costosa e di scarso «appeal». Naturalmente la scelta del sito era stata preceduta da un dibattito serrato. Pareva che Prato della Valle fosse una sede naturale per la musica. Ha prevalso la suggestione del sottosuolo. Alberto Cecchetto ha vinto il concorso e alle spalle si è lasciato un gruppo di nove, fra cui Klaus Kada e Arata Ysozaki. E la cappella Scrovegni? Speriamo che non ce la giochiamo.
(...)

2)
Un braccio di ferro sulla pelle dell'arte di Marco Vallora
Qui ce la giochiamo»: a farci accapponare la pelle basta la formula da taverna con cui un esperto di geologia e falde acquifere, di fronte alle pozze che si sono sedimentate, dopo una pioggia in realtà quasi esigua, ai piedi della Cappella Scrovegni di Padova, ha alluso ai rischi che il monumento imparagonabile di Giotto potrebbe correre in seguito ad operazioni edilizie arrischiate.
Perché questo è il linguaggio, la disinvoltura, con cui la scienza reagisce, sia pur per provocazione. Ed evviva che qualcuno abbia parlato (non è ancora detto a ragione), ma almeno il problema è posto e non si potrà far finta di nulla. E' la teoria delle catastrofi, in fondo: un battito d'ali d'una farfalla in Indonesia può scatenare un tifone nei Caraibi. C'è il rischio che per costruire una nuova, pur beneaccetta istituzione culturale (smania di assessore?) ovvero un auditorium da un'altra parte della città, si scavi, s'influisca sull'equilibrio idrico del sottosuolo ed un'ondata di ritorno prema sul già periclitante clima (altro che micro-clima!) della parete su cui Giotto ha spalmato il suo capolavoro.
(...)
All'inizio del restauro-vedette, paratie stagne, camere di decompressione, tempi di sosta militari, quasi quasi ti mettono le galosce, come in sala iperbarica. Poi poco a poco tutto si stempera, s'annacqua, si dimentica. Ma con Giotto, per carità, non si scherza.

 
 
 

 

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