«Ancora una volta la gestione della città ha consentito un'altra irreparabile perdita per la cultura arrchitettonica contemporanea ». Così Campagnaro commenta l'abbattimento all'Arenaccia di un edificio realizzato nel '68 dall'architetto Franz Di Salvo.
La demolizione delle Vele - realizzate con la legge 167 a Secondigliano dal '62 al '75 - ha dato luogo a un'accesa polemica tra i sostenitori dell'iniziativa (per lo più politici al governo locale e regionale, Bassolino in testa) e i contrari, favorevoli alla ristrutturazione con eventuale cambio di destinazione d'uso (per lo più rappresentati da uomini di cultura, architetti, storici, economisti). (...)
Il progettista delle Vele di Secondigliano, Francesco Di Salvo, di origine palermitana, è uno degli architetti più interessanti della generazione laureatasi a Napoli alla fine degli anni Trenta.
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Ma appena sopite le polemiche - talvolta solo per una passività che la cultura assume nei confronti di una non curante classe politica - assistiamo a un altro scempio ai danni della cultura architettonica del moderno e della memoria del grande Franz Di Salvo. Infatti tra le sue migliori opere - tutte riportate in un volume a lui dedicato in occasione di una mostra tenuta nel 2003 nel Palazzo Reale di Napoli, curato da Gaetano Fusco e pubblicato dalla Clean - spiccava un edificio per uffici, tutto in acciaio modulare, una piastra dalla modesta volumetria di chiara impronta razionalista, dominata da una rampa carrabile elicoidale nella parte retrostante, sul modello della spirale che Frank Lloyd Wright ha adottato per il Museo Guggenheim di New York. Si tratta dell'edificio in via Arenaccia, nel '68 progettato per la Birra Peroni, poi divenuto sede degli uffici della allora Sip e poi, dopo un lungo abbandono, recentemente e abusivamente divenuto rifugio per barboni e clochard in una zona caratterizzata da degrado e abbandono. Da anni si vociferava che l'edificio dovesse essere trasformato per ospitare una sede della Coop, l'ennesimo supermercato, come quelli che stanno invadendo le nostre città e i quartieri privi di caratterizzazioni locali, tutti uguali, omologati dalla massificazione. La sorpresa si è avuta al rientro dalle ferie estive: in via Arenaccia non vi è più traccia dell'interessante edificio di Di Salvo. Infatti è stato raso al suolo, un'altra demolizione di un'opera caratterizzante il moderno a Napoli. Che fine ha fatto la tanto proclamata cultura del «restauro del Moderno »? Potrebbe quasi sembrare un accanimento nei confronti del tanto apprezzato Maestro Di Salvo. (...)