È uno dei «saperi» più antichi dell'uomo. E come tale, l'architettura merita di essere accostata alla filosofia e ad altre arti nobili. Ma per Cino Zucchi, docente di composizione architettonica, progettista e urbanista, varrebbe la pena di pensare all'architettura come al giardinaggio. Una provocazione? Non proprio, come dimostrerà a Pavia nell'incontro-dialogo «La città (non) è un albero».
Architetto, un titolo insolito per un colloquio sull'architettura e l'urbanistica...
«Deriva dal contenuto di un articolo del 1965 del teorico Christopher Alexander, in cui l'autore faceva un parallelo tra albero e città, intendendo l'albero come un insieme di nodi legati tra loro in forma gerarchica ».
Quindi...
«Secondo Alexander, l'urbanistica del Dopoguerra ha cercato di generare nuove città, traducendo all'atto pratico schemi teorici troppo semplici, tipo quelli di un albero dove ogni nodo è legato all'altro in modo univoco. La città storica aveva relazioni più complesse che sfuggono ai modelli di simulazione».
È per questo che la città moderna funziona male?
«La pianificazione funzionalista ha mancato gli obiettivi perché ha cercato di vedere la città come una macchina».
Resta il fatto che le metropoli sono in crisi..
«Oggi, parlando di ambiente urbano si sentono sempre più spesso termini come nuvole, montagne, ali di libellula, foglie: è come se la parola edificio fosse diventata tabù. Le metafore biologiche nascondono in fondo le nostre inquietudini per la distruzione dell'ambiente».
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Cino Zucchi partecipa con Federico Oliva all'incontro- dialogo «La città (non) è un albero» che si tiene a Pavia il 6 settembre (ore 21) in Piazza della Vittoria
La Mostra
«Estetica dei non-luoghi», la mostra al Castello Visconteo di Pavia, ideata da Omar Calabrese, si articola in tre momenti. Si parte con l'installazione video, Hic sunt leones, in cui alcuni intellettuali (Bettini, Eco, Melis) raccontano luoghi fantastici della letteratura, dall'800 a Tolkien. Nucleo centrale è Voi non siete qui, che affronta la rappresentazione del non-luogo attraverso la cartografia utilizzata nell'arte del '900. Chiude questo percorso Nowheremen, che raccoglie un nucleo di opere sugli abitanti dei non-luoghi (le non-persone) di Magritte, Folon, Mitoraj.