Oltre ottomila chilometri di costa italiana, quasi totalmente privi di spiagge urbane, consapevolmente progettate, o di waterfront attrezzati. Tante idee, tanti concorsi, piani strategici che puntano sull'acqua come risorsa per lo sviluppo urbano, ma alla fine il risultato è solo qualche passeggiata lungomare riqualificata e recuperata in Liguria, Toscana o lungo la costa adriatica, con pochi stabilimenti balneari che si distinguono nella sequenza di capanne che ogni estate vengono montate e rismontate sulla sabbia. Nessuna opera è però competitiva con le architetture balneari dell'Italia degli anni '30 (come la Rotonda a Mare di Senigallia, restaurata e riaperta lo scorso anno) o ancora con le esperienze di successo già realizzate e funzionanti da anni a scala internazionale, da Parigi a Copenhagen.
(...) Le spiagge urbane hanno giocato un ruolo importante a partire dal XVIII secolo, grazie a un cambiamento culturale nei confronti del mare. Nel tempo, questi luoghi hanno accolto funzioni differenti, da quelle terapeutiche a quelle del tempo libero o ancora sono state luogo ideale per feste pubbliche e portuali. Usi di forte potenzialità e attrattività anche per la città contemporanea, che tuttavia l'Italia non ha ancora colto e valorizzato.
Per Trieste, Genova, e poi scendendo lungo i litorali adriatico e tirrenico, e ancora per Reggio Calabria o Palermo, non mancano proposte progettuali di interesse. Il tema della spiaggia urbana, ad esempio, è stato oggetto del concorso per i lungomari di Ostia e Fregene, o ancora di un concorso indetto dal Comune di Pescara nel 2003 e vinto da Metrogramma, per il momento senza seguito. Spiagge urbane, modello «Paris Plage», sono previste nel progetto di Euvè-T studio per il Porto monumentale di Napoli; nel capoluogo siciliano viene riconfermata l'ipotesi di realizzare una spiaggia urbana nell'area di Sant'Erasmo. Idee, intenzioni, progetti, in attesa di opere.
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