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  Architettura: il 6 ottobre a Pordenone la Giornata Mondiale. , Muschio e scaglie di legno  

Muschio e scaglie di legno

 

Tra gli abitanti di BedZed dove si cerca l'emissione zero

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
09-09-2007
 
Autore:
Guido Santevecchi
 
 
Per arrivare in Paradiso basta prendere il treno alla stazione di London Bridge, di fronte alla City. Quaranta minuti di viaggio, poi un chilometro di passeggiata in un paesaggio un po' desolato di casette a schiera popolari, lavanderie gestite da immigrati mediorientali e fish and chips con cuoco cinese. Siamo a BedZed, nome vagamente inquietante, sul tipo centro di ricerche o laboratorio scientifico. E in effetti BedZed è tutte e due le cose.
Bed è l'abbreviazione di Beddington, area all'estremo confine meridionale di Londra; Zed sta per zero energy development: un agglomerato di case costruito per consumare zero combustibile fossile e non lasciare alcuna carbon footprint, l'impronta all'anidride carbonica colpevole del riscaldamento terrestre.
Lo ha progettato nel 2002 l'architetto Bill Dunster, per indicare agli urbanisti del Regno Unito la via verso il Paradiso ecologico. Un'oasi: 99 appartamenti in una decina di palazzine a due piani, edificate con materiali che vengono esclusivamente dalla zona, per ridurre l'impatto del trasporto; tutte orientate verso mezzogiorno per sfruttare la luce e ogni raggio di sole. Isolate con assi di legno, tripli vetri, un tappeto di muschio sul tetto. E fornite di una serie di gadget che vanno dai pannelli solari a grandi bocchettoni che somigliano a periscopi e seguono la direzione del vento per incanalare aria, ricambiarla e mantenere all'interno una temperatura costante e gradevole. In termine tecnico si dice che sfruttano la biomassa.
Siamo venuti con il treno e poi a piedi perché le auto dei visitatori non sono gradite qui. Viene anche il dubbio che non siano troppo amati neanche i visitatori, o per lo meno i cronisti, perché i cartelli dicono «Please niente foto» e «Non avvicinate i residenti per interviste ».
Su quest'ultimo ammonimento peraltro non si può che convenire: a BedZed abitano 220 persone e siccome è un via vai di giornalisti, studiosi, curiosi, il rischio di trasformare i bedzediani in esemplari rari da zoo c'è. Così, all'ingresso del comprensorio Bioregional, organizzazione di sviluppo urbano ambientalista, ha creato un centro accoglienza: nel padiglione ha riprodotto l'interno dell'abitazione ecologica tipo, costruita dall'architetto Dunster per il Peabody Trust, una fondazione che da centocinquant'anni è impegnata nell'edilizia sociale.
Quelli di Bioregional sono molto amichevoli e disponibili a spiegare come la gente può vivere senza consumare più della giusta proporzione di risorse di questo pianeta. La giovane Jennie Organ è orgogliosa di mostrare cuore e polmoni della creatura BedZed: «Anzitutto l'impianto di cogenerazione, che produce per le nostre case contemporaneamente diverse forme di energia secondaria: elettrica e termica. È alimentato da scaglie di legno ottenute dagli scarti della produzione industriale e agricola», dice. E Poi c'è la Living Machine, la macchina vivente che filtra e ricicla l'acqua di scolo e quella piovana per utilizzarla negli scari
(...)
«Certo, non siamo perfetti e tutto si può migliorare », dicono quelli di Bioregional. «Ma già ora le nostre case di BedZed emettono il 56 per cento di Co2 meno della media nazionale: significa che vivendo come il normale cittadino occidentale tutto aria condizionata alimentata da energia elettrica, riscaldamento a gas, auto a benzina, rifiuti non riciclati, servirebbero le risorse di tre pianeti; a noi ne basta uno e mezzo». BedZed dunque indica la via da prendere. Una via obbligata perché il governo britannico ha promesso che entro il 2016 ogni nuova casa del Regno Unito dovrà essere ecosostenibile e alimentata da energia rinnovabile e prodotta sul posto. (...)

Basta scetticismo. Ecco perché il solare sarà un'alternativa.
L'intervento di Zhores Alferov
 
 
 

 

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