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E il segno di Fontana generò il mondo

 

La mostra a Mantova

Testata:
Avvenire
 
Data:
11-09-2007
 
Autore:
Maurizio Cecchetti
 
 
Aprendo la mostra di Mantova Enrico Crispolti si chiede in catalogo (Electa) se Lucio Fontana, alla fine, a posteriori cioè, non sia stato unicamente «scultore». La domanda può risultare accademica se la si prende come una questione di «luoghi» o «mezzi» espressivi: in fondo, è assodato che Fontana sia stato un grande scultore, ma se volessimo rimanere nei confini appunto dell'accademia, che ama le partizioni nette, le cose in ordine, ben delimitate, la definizione sarebbe, a ben vedere, restrittiva. Questo modo di vedere le cose è la triste evoluzione di un mondo, l'arte, che con l'avvento della modernità, si è organizzato parcellizzando mansioni, capacità, competenze che in passato erano tutte comprese, magari, nell'individuo di genio e nella sua abilità, talvolta, di legare alla propria maestria una bottega o altri artisti di minor genio a supporto di un'opera sempre più estesa variegata e corale, ma con un solo direttore d'orchestra. La figura del designer-architetto, per esempio, che cura l'immagine coordinata o allestisce, dalla a alla zeta (dal cucchiaio alla città...) sistemi di oggetti, spazi o quartieri, non è poi tanto diversa dall'artista vecchio stampo, è semplicemente più strutturata e, se vogliamo, più concettuale. E qui, implicitamente, varchiamo il confine immaginario prima evocato, per vedere la questione dall'altra parte, quella dell'artista gettato in una nuova dimensione, l'immagine totale, che da tempo ha preso il posto che spettava all'arte, tant'è che oggi la Gesamtkunstwerk, l'opera d'arte totale, si giustifica solamente come capacità dell'artista di tenere in pugno le ricadute mediatiche di ciò che produce. L'opera, insomma, è oggi soltanto la sorgente di emissione di una energia estetica che agisce e si muove in uno spazio che può risultare persino contraddittorio rispetto all'opera madre: l'etere, il digitale, il fantasma. Ciò che nega corpo e materia in senso tradizionale.
(...) La mostra di Mantova che offre a Crispolti l'occasione per quella domanda che ha persino risvolti decisivi sul modo in cui leggere domani l'opera di Fontana, riesce con poche ma calibrate opere a rendere il fasto e la continuità di ispirazione che l'artista italo-argentino testimonia lungo vari decenni, affrontando talvolta nello stesso trancio di tempo modi diversi e apparentemente contrastanti di fare scultura. (...)

Fontana. Scultore. Mantova, Castello di San Giorgio. Fino al 6 gennaio 2008

 
 
 

 

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