Napoli (nonostante sia giudicata città senza obiettivi e senza futuro) ha sempre avuto una missione, un sogno urbano da raggiungere con ogni sforzo politico, economico o intellettuale: un sogno di modernità che muta lungo il corso del tempo, che si trasforma, che segue le mode del momento ma che sempre - forse ingenuamente, sempre miracolosamente - ha la forza di cancellare tutti i problemi della metropoli e dei suoi cittadini.
Negli anni '50 il grande sogno della Ricostruzione portò all'edificazione di una buona fetta di edilizia pubblica/ privata nella città e determinò la prima grande espansione urbana oltre confine, creando la moderna periferia napoletana: il cemento avrebbe salvato la città. Negli anni '60 il tema dominante fu la Casa, affrontato sul piano pubblico (i grandi quartieri di case popolari della periferia urbana) o su quello privato (le grandi speculazioni urbanistiche): una casa per ciascuna famiglia, allora sembrava un sogno irrealizzabile. (...)
L'ultima idea guida della città è il Metrò: cento stazioni puntelleranno Napoli e ne garantiranno una mobilità moderna come avviene da anni nelle grandi città europee. Le stazioni diventeranno anche trasformatori del sistema urbano, capaci di rinnovare l'intero quartiere dove esse sorgeranno. Su questa missione, su questo sogno urbano di progresso, le amministrazioni comunali e regionali si stanno giocando una fetta non piccola della loro credibilità.
Peccato però che nessuno dei sogni (una volta raggiunti) sia stato in grado di generare i frutti sperati, un po' per la lentezza delle realizzazioni, un po' la loro incompiutezza. Spesso la missione è stata conquistata tardi, o in modo disordinato, o in modo insufficiente, quando il contesto cittadino era ormai troppo mutato. (...)