«Il piano della città vecchia, secondo me, è ancora attuabile. Certo, dopo tanti anni, va rivisto quanto meno nelle destinazioni d'uso e nella ridefinizione dell'interesse storico degli edifici». Sono parole dell'architetto tarantino Franco Blandino, autore del piano per il risanamento conservativo del borgo antico elaborato nel 1969. Ha 72 anni e sta per ripartire per Reggio Calabria dove oggi insegna, da professore ordinario, Restauro urbano alla facoltà di Architettura, dopo essere stato docente associato di progettazione urbanistica.
Architetto, lei quindi crede che il suo progetto sia ancora valido?
«Sì, conserva intatta la sua potenzialità. D'altra parte nel 1975 fu adottato dalla comunità europea come realizzazione esemplare. Partecipammo all'anno europeo del "Patrimonio architettonico" che portò alla dichiarazione di Amsterdam che sancì la continuità sociale dei siti e definì prioritario l'impegno per la conservazione dei siti storici nella pianificazione territoriale e urbanistica. Ovviamente, dopo trent'anni, occorre una sua generale ridefinizione anche nel rapporto tra le esigenze di tutela e le trasformazioni possibili e un rapporto più stretto con lo strumento urbanistico generale ».
Pur rivisitato, lei crede che poi possa essere realizzato?
«Questo è un altro discorso. Il recupero della città vecchia bisogna volerlo. Occorre ricreare la coesione sociale e la volontà per intraprendere quest'operazione. Oggettivamente non vedo in giro molto entusiasmo né la solidarietà necessari. Tra di noi stessi tarantini rischiamo di cadere vittime del giudizio e del pregiudizio. Tutti dobbiamo sentirci responsabili».
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Perché l'attuazione del piano si fermò?
«La discontinuità amministrativa non ha consentito la sua piena attuazione».
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La città vecchia può ripopolarsi? Lei ha mai fatto previsioni?
«Prevedevo 6500 abitanti, uno per vano. Prima in una camera ci vivevano anche dieci dodici persone. Oggi le famiglie sono meno numerose e c'è la possibilità di piccoli vani su due piani. Il ritorno, però, è difficile, la reintegrazione di un nucleo originario è molto difficile mentre sono possibili nuove presenze soprattutto se si insediano l' università, il commercio, gli uffici. Ma deve essere un piano a governare questi processi».
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