Così Bohigas, l'«inventore» di Barcellona voleva ridisegnare il borgo antico di TarantoUn secondo ponte girevole, parcheggi interrati e più spazi verso il mare
Testata:
Corriere del Mezzogiorno
Data:
16-09-2007
Autore:
Cesare Bechis
Un secondo ponte girevole, una Ringhiera pedonabile e con una passeggiata giù a mar Grande, garage interrati e di superficie alla Discesa del Vasto e su via Garibaldi, nuovi impianti sportivi e scuole, alberghi e nuove case. Ecco come vedeva la città vecchia di Taranto l'ottantaduenne architetto spagnolo che ha ridisegnato Barcellona, aprendola al mare. «Guardate che c'è già tutto in questa città - diceva agli amministratori e agli architetti tarantini durante le sue visite - occorre solo renderla più attrattiva sfruttando gli affacci a mare e tutto quello che avete realizzato con Urban. E' stato fatto un buon lavoro». Dall'ex sindaco Rossana Di Bello aveva ricevuto l'incarico di dare un volto nuovo al borgo antico ed era indispensabile, per lui, conoscere tutta la città. C'è venuto quattro volte in un anno, l'ha visitata in lungo e in largo, scortato anche dall'architetto Sergio Scarcia, e ha consegnato all'ufficio Risanamento il suo progetto: tante idee trasferite sulle tavole e un plastico. La città non conosce ancora questo piano, mai reso pubblico e tenuto chiuso nei cassetti, che trasformerebbe notevolmente non la sua fisionomia ma la funzionalità e il fascino che Bohigas già era pronto a riconoscerle. Ha promosso a pieni voti i due assi ortogonali Arsenale-corso ai Due Mari e Berardi-Mignogna, frutto di Urban, per la comunicazione stabilita tra i due mari e per aver reso pedonale quell'area. Poi, dopo aver studiato i flussi di traffico, immaginava di lasciare corso Umberto alla circolazione stradale, di riservare l'attuale ponte girevole ai pedoni in continuum con la Ringhiera e con il Lungomare, di attaccare in fondo a via Pitagora il secondo ponte, girevole anche questo, alla stessa quota dell'altro. Dalla quota più alta, nel progetto, si abbassa gradualmente fino a raggiungere il livello stradale di via Garibaldi davanti alla chiesa di San Giuseppe.
(...) A Barcellona, ma anche a Salerno e Trani, sarebbero sorti locali pubblici e attrazioni per i cittadini. L'area di cui s'è interessato l'architetto Bohigas coincide con l'ambito del piano Blandino oggetto dell'eventuale concorso internazionale da bandire per la realizzazione. E il cerchio si chiude in un arco di trentacinque anni. L'INTERVISTA: Scarcia: «Più flessibilità, i vicoli non sono un museo» Sergio Scarcia, architetto tarantino autore dell'aggiornamento del piano- Blandino per il restauro conservativo della città vecchia, è l'anello di congiunzione tra passato e futuro. Il progetto calato nella Taranto del 1970 l'ha prima adeguato alle esigenze dell'anno 2000; poi, ha condotto Oriol Bohigas a spasso per tutta la città, già sottoposta alla cura-Urban, in vista di una proiezione urbanistica «barcellonese » innestata sulle caratteristiche del borgo antico. Architetto Scarcia, cosa rimane del piano di Blandino? «Fu un grande progetto basato sull'esistente degli anni '70 e su intuizioni che precorrevano i tempi. E' ancora utilizzabile, ovviamente rendendolo più attuale. In ogni caso, se si dovesse ricominciare a lavorare organicamente sulla città vecchia non partiremmo da zero, ma ricominceremmo da tre». (...) E' necessario salvaguardare l'identità sociale della città vecchia? «Mah, se voglio ripopolarla ritengo meglio affiancare alla stratificazione esistente una presenza forte anche di altre classi sociali. Occorre integrazione, secondo me le Filomene non devono essere costrette a rimanere sempre Filomene. In una città cambiata rispetto al 1978 quando fu varato il piano regolatore, il borgo antico non può svolgere un ruolo di difesa esclusiva degli abitanti, ma deve realizzare la coesione sociale mediante interventi privati, timidamente già avviati, per normalizzare una parte di città sempre più ghettizzata e isolata. Insomma, non museizzazione ma flessibilità in base agli strumenti consentiti come la manutenzione ordinaria e straordinaria, il recupero conservativo, la ristrutturazione edilizia e urbanistica». |
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