Si parla molto della rinascita della Bovisa, dei suoi destini postindustriali che dopo un lungo tempo di stasi si fanno meno incerti e si vanno strutturando attorno all'insediamento di alcune funzioni «eccellenti», soprattutto in quel settore triangolare compreso tra le linee ferrovie detto «la Goccia». Ma se è indubbio che qualcosa di molto rilevante in termini quantitativi, economici, funzionali sta accadendo, è anche vero che per ora dal punto di vista architettonico ciò i risultati sono molto scarsi.
I pochi spazi vitali nei primi insediamenti del Politecnico, iniziati negli anni Novanta in via La Masa, sembrano essersi prodotti malgrado la loro sconclusionata architettura hi-tech, e non certo grazie ad essa. Un disegno altrettanto arido sembra presiedere ai nuovi dipartimenti dello stesso Politecnico, in costruzione in via Lambruschini. L'edificio provvisorio della Triennale Bovisa, che è comunque il pezzo migliore, poteva essere una eccezionale occasione di sperimentazione sui temi del riuso, del riciclo dei materiali ed è invece poco più di un tendone plastico per kermesse aziendali (e, dal punto di vista del decoro urbano, è meglio tralasciare del tutto le sue sadiche campagne pubblicitarie).
Infine la nuova sede dell'Istituto Mario Negri in via Mariani, che fa invece rimpiangere di non essere un edificio provvisorio, con la sua massa grigia e angolosa che sembra progettata per non innescare nessuna relazione vitale con gli spazi urbani circostanti.